L’Umbria non cresce e ha bisogno di una strategia, la Regione ci prova: mezzo miliardo per imprese, sviluppo e innovazione
C’è un tema ricorrente nella politica umbra: non sottovalutare la situazione dell’economia regionale che va avanti così così. L’Umbria rimane una Regione tra le più esposte alla crisi del Paese. Corre meno del resto dell’Italia, la crescita del valore aggiunto è quasi ferma, il sistema produttivo ormai polarizzato è in difficoltà e il crollo dell’industria manifatturiera è il principale responsabile della frenata. L’Umbria non è più il ponte tra Centro e Sud, ma una terra di mezzo sempre più spinta verso la seconda metà della classifica. L’Abruzzo ha ormai consolidato il sorpasso e la distanza dell’Umbria dal Centro-Nord si amplia. Senza crescita gli stipendi restano al palo e il nostro modello sociale è sempre meno sostenibile. Così come i tanti milioni del Pnrr, che dovevano servire a cambiare verso e accompagnare le riforme, rischiano di rivelarsi una grande iniezione di spesa pubblica che non ha spostato praticamente nulla. In questo quadro, va detto con chiarezza, la Giunta Tesei non è riuscita a mettere in atto alcuna strategia di crescita capace di rallentare la distanza con il resto del Paese. Ad iniziare dai fondi Pnrr spesi in centinaia di progetti che non lasceranno alcuna preziosa eredità alle generazioni future. Nell’ultimo periodo qualcosa di diverso si sta muovendo, almeno nel metodo. Meno aiutini e più visione organica, meno finanziamenti a pioggia e più progetti di lungo respiro. Un lavoro non semplice iniziato con la riprogrammazione dei fondi europei che ha sbloccato i principali programmi comunitari. Una opportunità assicurata anche grazie ad un consistente co-finanziamento regionale senza il quale non sarebbe stato possibile attivare gli investimenti. Uno sforzo curato dalla direzione bilancio e programmazione che consentirà di investire mezzo miliardo di euro per le imprese, lo sviluppo e l’innovazione. Il quadro sembra piuttosto chiaro: chiudere la pagina degli aiutini e affrontare le partite cruciali che decideranno il destino dell’Umbria. Che sono poi le stesse partite segnalate dalla Commissione europea per non procedere a passo di lumaca. Il documento approvato dalla Regione prevede ben 524 milioni di euro per sostenere le imprese ad alto potenziale innovativo, per la transizione e trasformazione digitale delle imprese, per la ricerca, innovazione e introduzione di tecnologie avanzate, per la crescita sostenibile e competitività delle Pmi, per accompagnare la transizione verde. Un passo nella direzione giusta che può aiutare l’Umbria a tornare a crescere, a rafforzare il suo tessuto economico-produttivo e, di conseguenza, anche sociale, evitando il rischio di restare ai margini del Paese. Così come la Zona Economica Speciale unica (Zes), se ben utilizzata, può rappresentare una grande opportunità da cogliere per favorire crescita, sviluppo e innovazione.

