Manifatturiero delle medie imprese: l’Umbria terza a livello nazionale. La Regione sale sul podio grazie a 67 aziende
L’Umbria è la terza regione a livello nazionale per numero di medie imprese manifatturiere rapportato alla dimensione dell’economia, del territorio e della base produttiva. Sono infatti 67 mentre la Toscana ne ha 223, le Marche 119, il Lazio 76. Eppure è l’Umbria a salire sul podio nazionale: terza, dietro Veneto e Lombardia. E’ il risultato più sorprendente del 25esimo rapporto sulle medie imprese industriali italiane, realizzato dall’area studi Mediobanca, da Unioncamere e dal Centro studi delle Camere di Commercio Guglielmo Tagliacarne. L’indice di attrattività non premia chi possiede più imprese in valore assoluto; misura dove la media dimensione occupa più spazio. Ed è proprio qui che la regione cambia scala. Nel centro – riferisce la Camera di commercio dell’Umbria – sono state censite 485 medie imprese e quasi una su sette ha sede in Umbria. Dove si contano 2,6 medie imprese ogni cento società manifatturiere di capitali, contro 2 nella media italiana, 1,74 nelle Marche, 1,56 in Toscana e 1,38 nell’intero centro. Il Lazio si ferma a 0,67. “Questo dato inedito sorprenderà molti – dice il presidente della Camera di commercio dell’Umbria, Giorgio Mencaroni – perché racconta un’Umbria industriale più solida e articolata di quanto spesso si immagini. Le medie imprese possono essere il punto di raccordo tra grandi aziende, piccole imprese, artigianato e servizi. Per trattenere più valore nella regione, le imprese maggiori devono trovare e contribuire a costruire, fornitori e partner locali qualificati, capaci di misurarsi con tecnologie, standard, sostenibilità e mercati”. L’Umbria ospita l’ 1,9% delle medie imprese italiane, pur rappresentando circa l’ 1,5% delle società manifatturiere di capitali. E’ l’unica regione del centro nella quale il peso della media impresa supera quello della base manifatturiera complessiva. Non significa che abbia più industrie di Toscana e Marche. Significa che, dentro un’economia più piccola, la fascia intermedia è insolitamente larga.

