Nel mondo di Carlo Acutis: i compagni, gli insegnanti e Rajesh Mohur, il domestico di famiglia che lo accompagnava dai poveri
Oggi a San Pietro, per la canonizzazione di Carlo Acutis, ci sarà anche Rajesh Mohur, il domestico di famiglia indiano che accompagnava Carlo dai poveri del quartiere milanese, cui destinava i soldi che riceveva dai genitori e distribuiva coperte e viveri. “Sono pieno di gioia – ha confessato Mohur al quotidiano Avvenire – e tutta la famiglia è felicissima. In questi giorni mi sto ricordando spesso dei pomeriggi trascorsi a studiare e giocare. A volte gli insegnavo canzoni e frasi in creolo, la lingua del mio Paese di provenienza, Mauritius. Adesso anche là avranno un nuovo santo da pregare”. Il collaboratore domestico lo ricorda quindicenne perché a quell’età, nel 2006, una leucemia fulminante ne causò la morte. Per Mohur, Carlo è però ancora sinonimo di vita e gioia. Ancora oggi abita nella casa milanese dove lo vedeva studiare e leggere. “Tutti i giorni – racconta – lo accompagnavo a scuola e Carlo si fermava in chiesa per pregare, prima di arrivare in classe. Nel pomeriggio amava anche guardare film e leggeva spesso la Bibbia”. Federico Oldani, compagno di classe di Acutis, ricorda che con Carlo capitava anche di parlare di politica o di fede già a tredici anni. Oldani oggi è un ingegnere aerospaziale e, quando ricorda Carlo, pensa sempre alle sue doti informatiche. Una passione, quella per l’informatica, che Carlo già impegnava a scopi religiosi. “Un pomeriggio mi mostrò il sito in cui elencava i miracoli eucaristici – aggiunge Oldani ad Avvenire – ma con noi compagni di classe non faceva proselitismo. Preferiva agire con discrezione”. Riserbo che manteneva anche a scuola, tanto che ai professori del liceo non spiegava quali fossero i suoi impegni extrascolastici. “Mi capitava di sorprenderlo senza che avesse fatto i compiti – racconta la professoressa di matematica Maria Capello – e lui mi rispondeva che aveva altro da fare”. Anche la sua insegnante delle medie, Valentina Quadrio, non sapeva cosa facesse Carlo nel suo tempo libero. “Arrivai alle esequie nella sua parrocchia, Santa Maria Segreta – ricorda l’insegnante – e vidi una folla di persone senza dimora che attendevano l’inizio della messa. Così mi feci spiegare cosa stesse succedendo e mi dissero che Carlo, da anni, metteva da parte le sue paghette per dare pasti caldi e coperte ai poveri del quartiere”. Il motivo di tanta discrezione lo spiega Antonia Salzano, la madre di Carlo. Il padre, Andrea Acutis, è presidente di Vittoria Assicurazioni e il nonno Carlo, omonimo, ne è ancora il proprietario per questo il ragazzo preferiva muoversi con moderazione. “Nessuno sapeva chi fosse la sua famiglia – spiega Antonia Salzano – il parroco lo ha scoperto solo al momento della sua morte dalla pila di giornali che gli è arrivata sul tavolo”. La mamma sottolinea che Carlo trovava ristoro nella preghiera. “Un giorno mi chiese: Ma tu che ne penseresti se mi facessi sacerdote ?” ricorda Antonia. Una vocazione che sarebbe stata poi stroncata solo dalla morte.

