Nodo di Perugia, le promesse di Pinocchio e il bailamme istituzionale: non è più tempo di cincischiare
Sul Nodo di Perugia i cittadini hanno sentito negli anni raccontare tutto e il contrario di tutto, una grande abbuffata di promesse, proposte, urla. Bruno Bettelheim, noto psicoanalista, raccomandava di non smettere troppo presto di raccontare fiabe ai bambini per evitare un precoce impatto “con la cruda realtà”. Sul Nodo di Perugia il personaggio che spicca è sicuramente Pinocchio, il più evocato nel circuito della politica. Pinocchio assurse a premier nelle vesti di Prodi secondo una caricatura della Casa delle Libertà nel 2006. Poi in quelle di Enrico Letta come sentenziò Beppe Grillo nel 2013. Pinocchio fu appellato Matteo Renzi e lo fu Silvio Berlusconi ma anche Giuseppe Conte quando i senatori della Lega portarono in aula il pupazzo del burattino e si passarono tra gli scranni un disegno dell’avvocato col celeberrimo naso. Sul Nodo di Perugia sicuramente Pinocchio è stato impersonato dal ministro Matteo Salvini. Era il 26 maggio 2024, quando un sabato pomeriggio Salvini disse: “Il Nodo di Perugia è fondamentale e conto che tutta la squadra di governo e tutti i ministri abbiano lo stesso attaccamento a Perugia e all’Umbria”. Non solo, il ministro delle Infrastrutture concluse sottolineando che il Nodo di Perugia “è uno degli snodi fondamentali delle politiche infrastrutturali dei prossimi anni”. Un anno prima, giugno 2023, in occasione di una visita ai cantieri umbri, Salvini assicurò gli umbri che stava correndo “come i matti” per sbloccare, progettare, finanziare i lavori e sul Nodo di Perugia assicurò i perugini che stava lavorando ed era in attesa del parere del Ministero dell’Ambiente per poi affrontare con la Tesei e Melasecche il progetto. Prima di Salvini, per non fare torto a nessuno, fu il ministro delle Infrastrutture del governo Renzi, Graziano Delrio, a intervenire sul Nodo di Perugia, definendolo “un’opera strategica per il territorio” sottolineando l’impegno del governo. La “cruda realtà” si è però svelata a dicembre dello scorso anno: il ministro Salvini ha sottratto tre miliardi di euro dal Fondo Coesione e li ha dirottati, guarda caso, sul Ponte di Messina. Il guaio per i perugini è che quei tre miliardi fanno parte dei finanziamenti europei del Fondo coesione e sviluppo ai quali il ministro avrebbe potuto attingere per finanziare il Nodo di Perugia. Alla fine gli altarini si sono scoperti e le promesse si sono rivelate bischerate. Così come rischiano di essere state inutili le iniziative prese nei due palazzi principali di piazza Italia. A Palazzo Cesaroni, due giorni fa, la seconda commissione consiliare, presieduta da Letizia Michelini, ha proseguito la sua attività di ascolto sul “Nodo di Perugia”. Nel Palazzo della Provincia, ieri, si è svolto sempre sul “Nodo” l’incontro promosso dal Presidente Massimiliano Presciutti. Ieri l’altro e ieri è stata sentita la Responsabile di Anas Umbria, ingegner Anna Maria Nosari. L’ingegner Nosari ha ricordato che il tratto Collestrada-Corciano (Nodo) fa parte di un piano programmatico del 2003 (23 anni fa !), oggi è inserito nel contratto di programma per interventi da Collestrada a Madonna del Piano mentre l’altro intervento che va da Madonna del Piano allo svincolo di Corciano è stato suddiviso in due interventi: Madonna del Piano-Ospedale; Ospedale-Corciano. Il primo stralcio (Nodino) costa 550 milioni di euro; il tratto da Madonna del Piano all’Ospedale è stata finanziata la progettazione mentre l’altro tratto (Ospedale-Corciano) è attualmente solo un titolo e non ha alcun finanziamento neanche per la progettazione. Finanziamento per i lavori ? Zero. Le stesse cose che poi ha ripetuto davanti agli ospiti del presidente della Provincia di Perugia. In mezzo ai due principali palazzi di Piazza Italia manifestavano, in quel mentre, i rappresentanti del Comitato “Sciogliamo il nodo” che hanno ribadito la propria contrarietà alla realizzazione del progetto. Un bailamme istituzionale e politico che è la conseguenza dell’abbuffata di promesse non mantenute. Di audizioni e tavoli la storia della più importante infrastruttura di Perugia, e forse dell’Umbria, ne ha visti moltissimi. Ora però c’è bisogno di ricomporre i cocci e tornare rapidamente al cuore della questione. Serve un atto di responsabilità di Regione e Comune di Perugia che non possono più cincischiare.

