Inaugurazione Anno Accademico, la prima di Marianelli: crescita istituzionale e benessere umano al centro
di Mario Tosti
PERUGIA – Inaugurato il 718° anno accademico dalla Fondazione dello Studium Generale, il primo del rettore Massimiliano Marianelli che ha puntato su una cerimonia non celebrativa, ma capace di sottolineare il ruolo delle Università in questo periodo storico così difficile e complesso, in cui sta cambiando tutto, e avanzano scenari geopolitici, economici e culturali del tutto inediti. Questa è stata la cifra, la novità, di questa inaugurazione perché, per la prima volta, il numeroso pubblico, le autorità presenti, hanno avuto la sensazione che tutto l’evento sia stato pensato con un filo conduttore, che tutti gli interventi programmati, da quello del Magnifico rettore, a quello dell’Ospite d’onore, il Giudice Rosario Salvatore Aitala, Primo Vicepresidente della Corte Penale Internazionale, fino a quello della rappresentante del Personale tecnico amministrativo e bibliotecario e dei due studenti e persino la prolusione accademica, siano stati coordinati e orientati a sottolineare, ciascuno con le proprie sensibilità e prospettive, il ruolo delle università, della didattica e della ricerca, nella costruzione di una società avanzata, inclusiva, pacifica e con meno disuguaglianze.
A dire il vero ha cominciato mons. Ivani Maffeis, che nella sua omelia, nella chiesa dell’Università, prima della cerimonia inaugurale, con due parole ha stigmatizzato i problemi e i mali della società contemporanea, in gran parte da attribuire alla “fatica di pensare”. Oggi sembra che non ci sia tempo per pensare, per riflettere, e i giovani, gli adulti, e soprattutto i politici, scelgono la via più semplice: quella della battuta, della menzogna, del pensiero breve. Marianelli nella sua relazione inaugurale, ha toccato i punti salienti del suo programma e ha offerto una visione di università come comunità di persone, radicata nei territori e fondata sulla cura reciproca, orientata al bene comune. Non ha trascurato poi di richiamare il nodo del rapporto tra città ed Ateneo, in una visione di integrazione e collaborazione, che metta da parte vecchie appartenenze e barriere, per costruire una crescita istituzionale che porti benessere. Interessante, a tal proposito, l’accenno a una interlocuzione con la Fondazione Onaosi, l’Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani, storicamente presente a Perugia; il pensiero di tutti è naturalmente andato a quegli immensi immobili posti a Elce, e oggi quasi del tutto inutilizzati, che potrebbero essere un luogo privilegiato di studio e di laboratori per gli studenti dell’Ateneo. Ma non solo Perugia, Marianelli ha delineato un’Università regionale, elencando dettagliatamente metodi e regole del potenziamento delle sedi periferiche, con particolare attenzione al polo ternano dove in futuro non è da escludere l’impianto di un Dipartimento incentrato sullo studio e le potenzialità dell’Intelligenza Artificiale. Un Ateneo che, in un mondo dove ormai la forza supera la ragione, deve educare alla pace e proprio questo è stato il tema affrontato dal Giudice Rosario Salvatore Aitala, Primo Vicepresidente della Corte Penale Internazionale, quella che ha dichiarato Putin e Netanyahu criminali di guerra, con una riflessione nella quale ha evidenziato i pericoli che corre l’umanità nel momento in cui si delegittimano gli organismi internazionali, nati per evitare al mondo che si ripetano le catastrofi della prima e della seconda guerra mondiale. Anche l’intervento della rappresentante del personale tecnico-amministrativo, bibliotecario e collaboratori linguistici in Senato Accademico, Francesca Volentiera, ha avuto un taglio umanistico e relazionale evidenziando che l’Intelligenza Artificiale è ormai entrata nella prassi quotidiana, che è utile, ma mai potrà sostituire l’azione dell’intelligenza umana. Non poteva poi non rimarcare le difficoltà del personale universitario, i cui stipendi sono i più bassi della pubblica amministrazione, invitando l’Ateneo a incrementare le risorse per un welfare aziendale che recuperi, almeno in parte, una situazione difficile. Più volte interrotto da applausi l’intervento dello studente Nicholas Radicchi, già Presidente del Consiglio degli Studenti; Radicchi ha tracciato il profilo della sua generazione, impaurita più che speranzosa, accusata di essere edonistica, poco incline al sacrificio, alla rinuncia, fragile e che in realtà non trova aiuto, come lo hanno avuto in passato padri e nonni, nelle istituzioni, nella politica. Invece, ha sottolineato Radicchi, i giovani di oggi sono caratterizzati da un forte attivismo per l’inclusione e la sostenibilità, valorizzano l’autenticità e cercano un equilibrio vita-lavoro, spesso preferendo attività di lavoro che condividono i loro valori etici. E questo si aspettano alla fine del percorso universitario. Come ha sottolineato nel suo intervento anche Christos Grapas, studente di dottorato internazionale, architetto, che piuttosto che progettare grattacieli ha preferito continuare a studiare e vivere in una città a dimensione umana come Perugia. Anche la prolusione accademica, quest’anno affidata alla prof.ssa Cynthia Aristei, Ordinaria del Dipartimento di Medicina e Chirurgia, pur affrontando un tema specialistico, come quello dell’evoluzione clinico-tecnologica della radioterapia oncologica, non ha rinunciato a illustrare gli importanti intrecci delle relazioni di cura con la dimensione umana dell’assistenza. Insomma non si è avuta la sensazione di assistere a una cerimonia fatta di compartimenti stagni, di interventi separati, non comunicanti, ma piuttosto a una compenetrazione, a una reciproca condivisione, del tema centrale che è stato appunto quello del ruolo e della funzione delle università nel mondo che cambia.

