Quel vuoto di riforme che presenta il conto: perché suona la sveglia alla Giunta Proietti

Se si mettono in fila le uscite di questi giorni il quadro è evidente: la maggioranza di sinistra che governa la Regione Umbria sta pagando un prezzo assai salato. Forse spropositato, sicuramente prevedibile. A suonare la sveglia non è stato il flemmatico (sin troppo) segretario regionale del Pd, Damiano Bernardini, che ha denunciato l’immobilismo della Giunta Regionale. Nemmeno, l’uscita a sorpresa di alcuni importanti componenti della lista della presidente Proietti sui ritardi in sanità. A scuotere il quadro non è stato neppure il recente sondaggio Swg sul gradimento dei governatori regionali che registra in un solo anno un calo di consensi dell’8%. A spronare il compiacersi e l’egocentrismo ingiustificato, è stato l’ambiguo e confuso anno e mezzo di legislatura senza fronteggiare le più grandi vulnerabilità dell’Umbria, a partire dalla sanità, economia e infrastrutture. Solo per citarne alcune. La strategia del “Gattopardo”, in una Regione lasciata in brache di tela, è un vero e proprio suicidio politico. La narrazione di questi primi 18 mesi, non solo della presidente, è paragonabile alla famosa massima italiana “Se vogliamo che tutto rimanga come è, bisogna che tutto cambi !”. Il “non governo” di questo primo anno e mezzo ha lasciato, più o meno, immutate le condizioni di prima del suo insediamento. Condizioni che hanno portato alla pesantissima e prevedibile sconfitta dell’ex presidente Tesei e del centrodestra umbro. Continuare a recitare una rappresentazione che non c’è, girando a vuoto per l’Umbria o sfornare decine di comunicati al giorno, significa perpetuare una finzione. Ogni finzione politica può durare a lungo. Ma prima o poi presenta il conto.