Ragazzi violenti e soli, allarme tra le istituzioni umbre: non possiamo chiamarci fuori. Sindaca Perugia: “Non è solo un problema di ordine pubblico”

Una rissa tra giovanissimi alla stazione ferroviaria di Bastia Umbra nel corso della quale uno dei ragazzini è stato colpito con un’accetta, un parapiglia ieri sera tra minorenni nella terrazza dell’ex mercato coperto di Perugia, due studenti minorenni rapinati a Terni da due coetanei all’uscita da scuola. Le cronache di questi giorni sono piene di storie sempre più preoccupanti. Episodi che parlano di rabbia e aggressività, una violenza che non si ferma nemmeno sulla soglia delle aule di studio. La lista delle violenze è lunga e non risparmia nessuna città dell’Umbria. Leggendo i fatti di cronaca degli ultimi mesi emerge una quadro preoccupante dove spesso i coltelli appaiono come freddi compagni abituali che prendono il posto delle penne biro, delle agende e degli oggetti personali. Negli anni passati capitava che una rivalità, una lite, portasse a uno scontro che si risolveva, in genere, con qualche pugno finché intervenivano gli amici che aiutavano a comporre la vicenda in qualche modo. In questi nostri tempi sembra che ognuno possa fare quel che vuole in ogni circostanza, dove l’anima sembra essersi quasi persa per una serie di ragioni. Una specie di libertà che non fa i conti con la libertà degli altri. Per la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi “la violenza tra i giovani non è un fenomeno isolato né solo un problema di ordine pubblico ma spesso esprime un disagio emotivo e psichico che non trova parole né ascolto”. Riferendosi all’uccisione di un giovane studente a La Spezia per mano di un coetaneo, la sindaca ha sostenuto che quando un ragazzo compie un gesto così violento, “parla del suo dolore attraverso la ferita inflitta agli altri”. Da psicologa, concorda che episodi di questo tipo “non nascono nel vuoto: sono il frutto di una crisi nei modi in cui la società, la scuola e le famiglie accompagnano la crescita, dove emozioni come rabbia, paura e tristezza faticano a essere comprese e i modelli di riferimento offrono troppe volte alternative  solo alla sopraffazione. Oggi la violenza non è più legata a ideali collettivi, ma al bisogno disperato di essere visti e riconosciuti. Il mondo digitale, dove la morte non ha conseguenze reali, può amplificare questa fragilità, assottigliando il confine tra reale e virtuale. Per questo comprensione e ascolto sono indispensabili, ma da soli non bastano”. Per Ferdinandi la soluzione si costruisce tenendo insieme fermezza e responsabilità, ascolto e limiti, cura e legge. “Scuola, famiglie e istituzioni – aggiunge – devono ritrovare il coraggio di parlare, spiegare, di stare accanto, ma anche di dire dei no chiari”. Sulla rissa di Bastia Umbra, con il ferimento di un ragazzo di 16 anni, è intervenuto anche il sindaco della città Erigo Pecci. “Chiedo a tutti – scrive Pecci – senso di responsabilità e fiducia: solo come comunità possiamo affrontare momenti difficili e trasformarli in occasioni per rendere Bastia Umbra ancora più coesa e attenta ai suoi giovani. A fianco della necessaria azione repressiva, deve essere anche svolto un lavoro preciso dal punto di vista educativo e sociale. E’ importante evitare letture affrettate o allarmistiche”.