Referendum giustizia, l’onda di Perugia e la controtendenza nei 53 comuni dell’Umbria: il successo politico di Vittoria Ferdinandi
Il numero più significativo è quello di Perugia: ha vinto il No con il 55,31% contro il 44,69% del Si. Undici punti di distacco sono davvero tanti, un trionfo vero e proprio. Nel capoluogo umbro un pezzo di elettorato che nelle passate elezioni ha votato centrodestra ha voltato le spalle alla riforma della giustizia. Anche nel capoluogo umbro i giovani hanno fatto la differenza : la generazione Z, dai 18 ai 28 anni, ha spinto la corsa del No. Dal voto di domenica e lunedì esce più forte la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi, che su questo referendum si è impegnata molto rimarcando il ruolo di leader dell’intero centrosinistra umbro. C’è poi un altro numero che spiega perché il No in Umbria ha ottenuto uno dei risultati più bassi d’Italia: 51,7 rispetto al 48,3 del Si. Il No ha vinto in 38 comuni su 92 contro i 53 in cui ha vinto il Si , con città come Assisi, Spoleto, Todi e Città di Castello dove ha prevalso il Si. Una fotografia del voto che dovrebbe far riflettere il cosiddetto “Campo largo” sul rischio di illudersi di poter proiettare il responso del referendum sulle prossime elezioni, non solo politiche. Il prossimo anno, infatti, tre delle quattro città dove ha vinto il Si (Città di Castello, Spoleto e Todi) andranno al voto. In Umbria, come nel resto del Paese, decisivo è stato anche il contributo di quello che potremmo chiamare “patriottismo costituzionale”, associazioni e comitati che hanno riportato a votare cittadini disillusi dalla politica. Giorgia Meloni, per ora, abbozza, ma il risultato può aprire nuovi scenari. Il referendum sulla giustizia non è stato un semplice incidente di percorso ma un giudizio. Nulla sarà più come prima. La partecipazione al voto referendario nell’area delle forze di maggioranza – come emerge anche dall’analisi di questa mattina di Nando Pagnoncelli – è stata sostenuta soprattutto da parte dell’area più radicale, minore invece nell’area più moderata e molto meno nell’area cosiddetta centrista dove si è raggiunto il massimo dell’astensionismo tra gli elettori che non si collocano sull’asse sinistra/destra e che sono demotivati e distanti dalla politica. Una campagna referendaria sgangherata quella del centrodestra, molte volte fuori misura, con dichiarazioni incivili e villane come è successo anche in Umbria, che hanno allontanato i cittadini e gli elettori. Sarebbe ingenuo pretendere che si faccia campagna elettorale con inchini e sorrisi ma l’offesa gratuita e la delegittimazione dell’avversario non rappresenta sicuramente il miglior viatico per riformare la giustizia e la Costituzione.

