Sanità, in Umbria è l’ora delle scelte: a rischio la sostenibilità del Servizio sanitario. Una Regione disseminata di ospedali con spese inutili

Per la sanità è il momento delle scelte e dell’assunzione di responsabilità. Il nuovo Piano sanitario, annunciato per dicembre, non sarà pronto prima del nuovo anno ma al 31 dicembre si conoscerà lo stato di “salute” del Servizio sanitario regionale. A cominciare dai bilanci delle singole aziende sanitarie e ospedaliere, ma non solo. Molto importanti saranno i dati sullo spostamento di pazienti da una regione all’altra dopo quelli drammatici degli ultimi anni. La cosiddetta mobilità sanitaria, che ha visto l’Umbria registrare perdite significative con pazienti umbri che hanno scelto di curarsi in altre regioni. La mobilità sanitaria è un fenomeno dalle enormi implicazioni sanitarie, sociali ed economiche. Negli ultimi anni, infatti, l’Umbria ha registrato una vera e propria migrazione di pazienti verso strutture ospedaliere del Centro Nord. Ciò fa si che le Regioni erogatrici della prestazione vantino un credito rispetto a quelle di residenza del paziente che riceve la prestazione. L’Umbria, una volta regione molto attrattiva, è costretta così a sborsare soldi del proprio bilancio. Nel 2025 c’è stato un cambio di rotta ? Difficile da immaginare anche perché la “cura” Proietti-Donetti è iniziata da pochi mesi e i primi risultati si vedranno nel prossimo anno. Così come, basta leggere il Quaderno 2025 della Corte dei Conti, è complicato pensare ad un contenimento della spesa sanitaria. La Corte dei Conti ha confermato, infatti, che la spesa pubblica in Italia ha continuato a crescere in modo strutturale e il meccanismo del payback – concepito per contenerla – si è rivelato inefficace e controproducente. Nel 2024 la spesa ha raggiunto i record di 8,3 miliardi di euro, un aumento del 6,3 per cento rispetto all’anno precedente.  La situazione evidenzia due fallimenti: un tetto di spesa anacronistico  e incapace di rappresentare i reali bisogni sanitari del Paese. Una situazione che però  non consente più rinvii e aggiustamenti tampone ma richiede anche in Umbria scelte coraggiose. Secondo l’ultimo  rapporto Gimbe, l’Umbria è tra le regioni che ricevono più fondi pro capite per la sanità: 2.232 euro contro la media nazionale di 2.181. Eppure, i numeri raccontano un’altra verità: più di 104mila cittadini umbri (il 12,2% della popolazione) nel 2024 hanno rinunciato a una o più prestazioni sanitarie. Una percentuale più alta della media italiana (9,9%). Un modello che rischia il collasso se non si interviene in profondità. “Un sistema in caduta libera che andava manutenuto  e non continuare a proseguire con 17 ospedali” ha dichiarato sei mesi fa l’ex assessore alla sanità Luca Coletto. “Le pare normale che un territorio così piccolo abbia 17 ospedali ? E’ fuori luogo, via. Nel 2010 la Corte dei Conti ritenne che in provincia di Verona, un milione di abitanti, che 12 ospedali fossero troppi. E ora ce ne sono sei. Non si possono avere due Aziende ospedaliere con 850.000 abitanti, il Dm 70 del 2015 prevede che un’Azienda ospedaliera abbia almeno un bacino di utenza di 1.250.000 residenti” aggiunse l’assessore scelto dall’allora presidente Tesei. Tutto vero e sacrosanto, ma la domanda che viene spontanea è perché nei cinque anni di permanenza in Umbria non abbia fatto nulla per rimuovere una situazione così evidente ? Di fronte ad un vero e proprio rischio collasso del sistema sanitario umbro è giunta l’ora delle scelte; la nuova Giunta Regionale Proietti è chiamata a decidere in fretta e con chiarezza: riformare, riorganizzare e riqualificare oppure rischiare il collasso. Partendo dagli sprechi e dalle inefficienze: numero eccessivo di ospedali, numero ingiustificato di laboratori analisi, dispersione della attività chirurgica, utilizzo massiccio  di posti letto ospedalieri di area medica per condizioni croniche da gestire in altri contesti assistenziali, come nel caso di pazienti anziani, dispersione di tecnologie ad alto costo, presenza in ben sette ospedali della Regione di unità di terapia intensiva e tanti altri sprechi. A questo “status quo” , secondo gli atti approvati e alle voci che corrono, si aggiungeranno più di venti Case di Comunità e addirittura 12  distretti sanitari. Solo per fare un esempio: tra Narni e Amelia, ventottomila abitanti in tutto, è previsto un nuovo ospedale e due Case di Comunità. All’ospedale di Pantalla, nei giorni scorsi, è stata consegnata la nuova Tac di ultima generazione che consentirà una migliore visualizzazione delle immagini mentre all’ospedale di Perugia i sanitari sono chiamati a fare diagnostica per immagini con macchinari che registrano un’età media di 15-16 anni. Per quanto tempo un sistema cosiffatto può restare in piedi ? Stante la situazione, per memoria, si rileggano gli scritti di Leonardo Sciascia. In uno dei suoi scritti Leonardo Sciascia racconta di quel politico candidato al Parlamento che negli anni ’70 fece un comizio in un piccolo paese dell’interno della Sicilia. Arrivò la sera e lo condussero in un locale buio, illuminato solo da una lampada a petrolio, posta sopra il tavolo. Ma come disse concitato, sbattendo ripetutamente e in modo violento i pugni, non avete ancora la corrente elettrica ? E’ uno scandalo, se sarò eletto, vi prometto che in tutte le case ci sarà l’elettricità. Nella foga però aveva urtato la lampada a petrolio che era caduta e si era rotta. Non importa ve ne farò avere due nuove, affermò sicuro, oltre alla luce elettrica. L’uomo politico venne eletto, ma nel piccolo paese non arrivarono né le due lampade a petrolio, né l’elettricità.