Umbria isolata, sindacati chiedono legge speciale contro i treni sulla linea lenta: “Non è più tollerabile”
L’Umbria è sempre più isolata e rischia di restare fuori dal resto d’Italia. Per questo i sindacati regionali Filt Cgil, Uiltrasporti, Orsa Trasporti e Ugl Ferrovieri chiedono” una legge speciale per l’Umbria e le sue infrastrutture, che garantisca ai treni regionali e interregionali la possibilità concreta di percorrere le tratte dell’Alta velocità”. Soprattutto dopo che l’Autorità di regolazione dei trasporti (Art), con la delibera 49/2026, ha fissato a 250 chilometri orari la velocità minima per l’accesso ad alcune infrastrutture strategiche come la linea Direttissima e la riduzione dello spazio riservato al trasporto pubblico ferroviario in caso di conflitto con operatori privati. I segretari generali Ciro Zeno (Cgil), Stefano Cecchetti (Uil), Luca Taraddei (Orsa Trasporti) e Paolo Brogi (Ugl), in una conferenza stampa a Palazzo Cesaroni, a Perugia, hanno spiegato di ritenere “non più tollerabile che Art continui a compiere scelte puramente politiche”. Secondo i sindacati, tali decisioni “determinano condizionamenti gravissimi che spingono sempre più il Gruppo Ferrovie dello Stato verso una visione puramente commerciale, abbandonando l’idea fondamentale del trasporto come servizio pubblico essenziale. A tutto questo noi diciamo basta”. Rispetto a quello che ritengono “il paradosso della linea lenta e la beffa dei treni a 200 chilometri orari”, Zeno, Cecchetti, Taraddei e Brogi hanno affermato che “costringere i convogli a camminare esclusivamente sulla linea lenta equivale a imporre tempi di percorrenza dilatati fino a un’ora in più”. Questo accade, spiegano, “perché le miopi scelte del passato hanno tagliato binari e raddoppi anche sulla stessa linea lenta: di conseguenza, se un treno interregionale si trova a seguire un convoglio locale che effettua tutte le fermate intermedie, è costretto a rallentare drasticamente la propria velocità di crociera, scendendo fino a 30km/h. Una criticità insostenibile”. Oggi, ricordano ancora i sindacati, “disponiamo di treni in grado di raggiungere i 200 chilometri orari, mezzi che non possono più accedere alle linee dell’Alta velocità perché sono stati classificati come treni interregionali. Ciò rappresenta una limitazione enorme e un ingente sperpero di denari pubblici”. L’assurdità del sistema regolatorio attuale sarebbe dimostrata da un ulteriore elemento. “Un treno progettato per viaggiare a 200 km/h – spiegano – per coprire i circa 50 chilometri della tratta Orte-Roma, impiega appena tre minuti in più rispetto a un treno che viaggia alla velocità di 250 km/h. Questo dato tecnico dimostra in modo inequivocabile che il blocco non è dovuto a una reale limitazione di velocità o di tempi tecnici di percorrenza, bensì a una scelta puramente politica ed escludente che non intendiamo in alcun modo accettare”. I segretari si sono anche detti “nettamente contrari rispetto al processo di privatizzazione del gruppo Ferrovie dello Stato”. Tutte queste criticità, che i sindacati definiscono “collasso del servizio”, hanno anche “conseguenze sul personale del Gruppo Fs. I lavoratori dell’assistenza, delle biglietterie e i capitreno non possono continuare a essere l’ingiusto bersaglio quotidiano delle proteste e delle rivendicazioni dei pendolari”.

