Usl unica dell’Umbria e i conti che non tornano: come si svuota a Terni la sinistra di governo

Il Piano sanitario non è ancora arrivato, a Terni si litiga sul nuovo ospedale, le inaugurazioni (anche di cose già esistenti) si susseguono con frequenza quasi quotidiana, le Case di comunità crescono come funghi e gli ospedali non si toccano. Non solo: negli ultimi giorni è scoppiata l’ennesima polemica sull’ipotesi di accorpare le due aziende sanitarie umbre in una Usl unica. Nessuno sembra preoccuparsi però della crescita della spesa pubblica, del fallimento del payback concepito per contenerla, di un tetto di spesa anacronistico e incapace di rappresentare i reali bisogni sanitari e della fuga dei pazienti con milioni di euro che escono dal bilancio regionale. Sull’ipotesi “Usl unica” non sorprende l’ennesima polemica dell’ex assessore regionale Enrico Melasecche ma stupisce la reazione dell’ex sindaco di Terni Leopoldo Di Girolamo, attuale segretario pd di Terni, e del segretario provinciale dem Carlo Emanuele Trappolini. Ora, al netto di ogni giudizio di merito, la sinistra ternana che non vince più le elezioni a Terni da anni, continua a nutrirsi di tafazzismo militante che, come sempre è accaduto, non aiuta a vincere le elezioni e tantomeno a governare. Alzare la cortina fumogena dell’allarme riesce meglio a Bandecchi che, da questo punto di vista, è un vero professionista. I problemi da risolvere in sanità sono diversi, come in tutte le altre Regioni, ma al centro di queste difficoltà c’è un tratto comune che rischia di creare un cortocircuito: la progressiva autodistruzione di una cultura di governo. Di volta in volta la sinistra a Terni è costretta a trovare bandierine da sventolare, per segnalare una posizione, per indicare una propria idea, per distinguersi dal resto. Una sinistra che si accontenta delle ragioni che ha, che si accontenta di restare nel perimetro delle proprie certezze per paura di mettersi alla prova, per paura di cercare di conquistare un pezzo di elettorato più grande rispetto a quello che si ha già. Senza preoccuparsi, in definitiva, di aver regalato Palazzo Spada prima ad un sindaco leghista poi ad un ex paracadutista della Folgore.