Medici ambulatoriali dell’Umbria in rivolta contro le visite a tempo limitato: “Ora basta !”

C’è posta per la presidente Proietti: una lettera degli specialisti ambulatoriali Sumai Umbria è arrivata sulla scrivania della governatrice. Una doccia fredda di cui avrebbe fatto volentieri a meno. Il sindacato Unico di Medicina Ambulatoriale è chiaro e senza peli sulla lingua manifesta tutto il suo disappunto. “Siamo stanchi di essere bersaglio di chi, governando i processi dall’alto e impartendo ordini  alle Aziende, ci accusa di essere la causa delle liste d’attesa solo perché ci ostiniamo a non voler tagliare i tempi dedicati all’anamnesi, alla diagnosi e alla cura del paziente” scrivono. Gli aderenti al Sumai si rivolgono alla governatrice “consapevoli dell’ascolto che ha sempre dimostrato e del suo impegno per una sanità che sia realmente pubblica, equa e giusta”. Gli specialisti ambulatoriali aggiungono: “Lo facciamo dopo un lungo e ragionevole periodo di meditazione e attesa, sperando che i tecnici nominati potessero acquisire maggiore consapevolezza delle problematiche locali e trovare le relative appropriate soluzioni. Oggi, però,  dobbiamo prendere atto che la ‘pazienza è morta’: noi specialisti ambulatoriali ‘non stiamo bene’ e ci vediamo costretti a dire basta”. Per il sindacato degli specialisti ambulatoriali dell’Umbria “è paradossale che il tempo della visita, che include anche l’assolvimento di procedure informatiche spesso malfunzionanti, venga visto come un ostacolo e non come il cuore del nostro lavoro. Tutti sanno, per elementari leggi economiche, che ad un aumento dell’offerta corrisponde un aumento della domanda; eppure, assistiamo a un corto circuito ideologico e finanziario che impedisce la vera presa in carico del paziente”. La realtà che viviamo, spiega Sumai, “rasenta l’assurdo: assistiamo a una gestione che, ossessionata dalla ricerca spasmodica della prestazione in più, finisce per calpestare i diritti fondamentali di chi quella prestazione deve erogarla.”. La conclusione è altrettanto schietta: “E’ inaccettabile che il diritto al permesso retribuito o, fatto ancora più grave e inumano, i permessi legati alla legge 104/92 vengano subordinati a logiche burocratiche, quasi fossero un intralcio alla produttività piuttosto che dei diritti. Evidentemente qualcuno, forte solo di un’esperienza ospedaliera, ritiene che i poliambulatori siano equiparati a reparti di urgenza H24, ignorando la specificità del territorio e la peculiarità contrattuale della specialistica ambulatoriale”.