Umbria, un 8 marzo pieno di iniziative: lavoro, discriminazione e detenzione

Non solo slogan e celebrazioni, l’ 8 marzo in Umbria ha visto incontri e dibattiti sulla qualità della vita dell’universo femminile. Lavoro, donne in carcere, introduzione del femminicidio e diritti. Cominciamo con il lavoro dove in Umbria l’occupazione femminile resta inferiore a quella maschile, con forti squilibri nella distribuzione settoriale e una maggiore incidenza di contratti precari. A metterlo nero su bianco è il report della Camera di commercio diffuso oggi in occasione dell’ 8 marzo. I dati evidenziano un divario nelle possibilità di accesso al mercato del lavoro, con solo il 19% delle assunzioni esplicitamente destinate alle donne, contro il 34% riservato agli uomini. Per quanto riguarda le imprese femminili umbre, che rappresentano un quarto delle imprese totali, il 28% ha intrapreso iniziative orientate alla sostenibilità  ambientale, con una particolare concentrazione nella provincia di Terni. L’occupazione femminile si concentra in settori legati ai servizi ai servizi, al commercio e al turismo. Un altro tempo molto attuale, trattato a Perugia questa mattina alla sala dei Notari, è stato quello delle donne detenute. Un numero, è stato detto, che le rende una “minoranza invisibile del sistema penitenziario, con il rischio di diritti negati e percorsi di reinserimento inadeguati”. In Umbria sono 60 le donne detenute sui 1.593 totali, “una minoranza penitenziaria” che rappresenta il 3,77 per cento della popolazione carceraria regionale. L’obiettivo dell’avvocatura italiana è “portare alla luce la specificità della condizione femminile in carcere. Una realtà ancora troppo spesso ignorata”. La detenzione per le donne è concepita al maschile: lo ha detto la presidente dell’associazione “Nessuno tocchi Caino” Rita Bernardini. “Questo significa avere difficoltà ad usufruire di servizi che sono concepiti al maschile – ha spiegato Rita Bernardini – per quanto riguarda ad esempio lo studio, il lavoro qualificato, e anche per quanto riguarda la sanità, che vede esigenze completamente diverse da parte delle donne”. Commentando la nuova norma sull’introduzione del reato di femminicidio, il Procuratore della Repubblica di Perugia, Raffaele Cantone, si è detto d’accordo con la proposta. “Aspettiamo di conoscere il testo definitivo del disegno di legge – ha detto Cantone all’Ansa – ma sono sicuramente d’accordo con l’introduzione del reato”. Qualche perplessità ha invece espresso sulla norma che prevede l’obbligo per i pubblici ministeri di ascoltare direttamente le donne vittime vittime di violenza senza delegare all’autorità giudiziaria. Possibilità attualmente prevista dalle norme del cosiddetto codice rosso. “Se l’obbligo per i pm fosse confermato – ha sostenuto – si andrebbe incontro al rischio di paralizzare le Procure”. Per la presidente della Regione, Stefania Proietti, la vera sfida che tutte le donne devono affrontare è quella di raggiungere “un’uguaglianza non formale”.