CAEDES SUI. CONSIGLI PER EVITARE ALTRI AUTOLESIONISMI

NOSTRADAMUS / Siamo generalmente d’accordo che la sconfitta del centro sinistra alle recenti elezioni amministrative in Umbria sia dovuta in gran parte a un tentativo di suicidio andato a buon fine. L’atto insano era stato tentato da tempo e già qualcuno ci aveva lasciato le penne, mentre altre situazioni localmente moto significative – da Perugia a Spoleto – avevano trovato il modo di scampare alla consumazione del suicidio, avvenuta puntualmente, però, a giugno. Dei suicidi, dopo secoli di oscurantismo, abbiamo imparato ad avere pietà, un senso accresciuto di umana fratellanza che è riuscito ad evitare la medievale terra sconsacrata per il definitivo interramento. Perciò, una cultura laica della sconfitta deve partire da questa esplicita ammissione del suicidio di una classe politica nella sua interezza e, di conseguenza, adottare uno stile mentale che, nell’ordine: 1) sappia lasciare operare chi, nei Comuni dove c’è ancora il centro sinistra e in quelli dove il centro sinistra è minoranza, si è salvato dall’annientamento di se stesso e 2) non permetta alla depressione di condizionare la strategia per il prossimo, imminente appuntamento con la Regione da rinnovare. Non è psichiatria. È, a tutti gli effetti, analisi politica, dalla quale possiamo ricavare alcuni utili consigli per evitare danni maggiori di quelli finora prodottisi nella compagine del Pd umbro. Molti segnali, certe uscite pubbliche, alcuni tentativi di indicare una linea politica rivelano che il Partito vive, da un lato, in uno stato di renziano orgoglio e, dall’altro, di atavica sicumera rispetto ai propri mezzi. Le due tendenze si fondono nello stato depressivo – se confrontato con la realtà – di una continua rivendicazione di grandi meriti politici e di una sostanziale autoreferenzialità dei successi del laboratorio politico umbro. Ma , così, ad andarci di mezzo è lo spirito dello sprone dell’autentico renzismo, cioè quel lasciare le briglia il più possibile sciolte ai soggetti che, luogo per luogo, possono e devono trovare loro stessi la via su cui lavorare per reggere l’amministrazione di centro sinistra o l’opposizione a quella di centro destra. Dopo la sconfitta di giugno, la pagina della linea univoca di comportamento virtuoso dovrebbe essere stata voltata una volta per tutte. E, invece, sembra che molti, nel Pd umbro, si divertano a rileggerla, a chiosarla, ad aggiornarla, a divulgarla e a proporla come un almanacco leopardiano. Ma proprio dal Dialogo di un venditore di almanacchi e di un passeggere viene il monito a non riaprire le pagine del passato e, invece, a provare a inventarsi un po’ di fallace piacere proiettandolo nell’attesa del futuro e – può aggiungere la politica al pessimismo leopardiano – nelle esperienze che portano al futuro: “Quella vita ch’è una cosa bella, non è la vita che si conosce, ma quella che non si conosce; non la vita passata, ma la futura”, dice il “passeggere” concludendo il Dialogo. Riuscirà il “venditore di almanacchi” del Pd umbro a fare suo questo timido spunto? Potranno i “passeggeri” – gli amministratori sparsi nelle varie realtà locali – sperimentare liberamente la variegatezza delle loro situazioni e far confluire questa nuova sperimentazione dell’oggi nella necessità di una spigliata linea per il prossimo futuro, quello che ci lega alla scadenza elettorale per la Regione? Il compito del “venditore di almanacchi” non deve essere interpretato, in questo quadro, come diminuito, attenuato, spersonalizzato del carisma che compete all’organo di direzione e di segreteria. Il fatto è che, ultimamente, anche dopo la sconfitta, molti sono stati promossi di nuovo “venditori” – e pontificano come si pontificava prima di Papa Francesco – mentre paiono pochi i pur tanti, renzianamente orgogliosi, “passeggeri”, coloro che ogni giorno, nella Valle Umbra e in Valnerina, dall’Atotevere al Ternano, cercano di guadagnare metri al futuro e di preservare non relitti stradali, ma di aprire nuove strade al passaggio della speranza nel futuro. Per tornare a vendere un almanacco rinnovato rivediamoci tutti nella prossima primavera, quando i passeggeri saranno gli elettori delle regionali che incombono, persone da convincere che il futuro va costruito insieme e non per impulso delle segreterie di partito.

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