DIS…CORSIVO. “DOBBIAMO ASCOLTARLI”

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / Per ascoltare gli operai dell’Ast, Leopoldo Di Girolamo si è spinto sempre nella trincea del confronto e nel luogo più prossimo allo scontro tra l’esasperazione da un lato e la legalità dall’altro. A un uomo pacato come lui, che non usa mai i toni forti e trova spontaneo ragionare anche nei momenti di massima tensione, la città di Terni ha rinnovato il mandato di sindaco dopo il primo movimentato quinquennio e la nuova Provincia ha consegnato, con una bella maggioranza, il ruolo di Presidente. La sua visione di Terni è armonica (cuore nell’industria e articolazioni in tanti altri settori produttivi), quella della Provincia è sempre stata molto ampia, tesa a creare un fronte unico con le consorelle del Reatino e del Viterbese così da costituire un’interessante area di espansione per Roma.

La sua testa insanguinata durante i tafferugli alla stazione di Terni nel giugno dello scorso anno è stata forse un po' troppo dimenticata nel momento in cui la tensione dell'Ast sta andando verso picchi che finora non si erano mai conosciuti. È vero, lui stesso preferisce glissare su quel lontano evento, con la volontà di stemperare gli animi e di portare su di sé, solo su di sé, il peso dell'offesa e le ragioni della dignità personale violata da urli, spinte e bastonate.
La tensione verso la quale si è andati, però, e quella che rimane accesa in città imporrebbero di tornare a far passare nella mente, per un attimo, quella sequenza di sangue e capelli bianchi in cui Di Girolamo, ferito, di fatto mette a nudo la ferita che si è aperta nel cuore industriale di Terni.
Nel lungo testo che ha diffuso dopo le reiterate contestazione che una parte degli operai ha riservato a lui e ai leader sindacali, il sindaco ha saputo correttamente isolare gli episodi di violenza verbale rispetto a un complessivo, ordinato svolgimento della manifestazione del 17 scorso: “Era legittima la preoccupazione che il clima di forte tensione che si respirava in città potesse portare ad episodi che mettessero a rischio l’ordinato svolgersi della manifestazione. Ed invece, diversamente da quanto accaduto a Torino, tutto è avvenuto senza alcun incidente. E’ stata un’ulteriore prova di maturità e democrazia dei lavoratori e dei cittadini ternani”. Ma questa considerazione non basta a rasserenare l'animo di Di Girolamo. Vi riesce, per lo meno, se riferita all'uomo politico, un po' meno se rivolta all'amministratore, forse non può riuscirvi affatto se coinvolge l'uomo e basta, la persona che sente sempre più l'impotenza di tutti gli strumenti messi in campo per cercare di tirare fuori dei concittadini dal pelago della peggiore crisi industriale che Terni abbia mai conosciuto. Così il discorso del sindaco si fa umanamente toccante, raggiunge toni accorati nonostante la compostezza del personaggio: “Sono contestazioni che provocano amarezza in chi, in questi due anni e mezzo, ritiene di aver fatto di tutto per cercare di dare una soluzione positiva ad una vicenda così complessa e straordinaria quale quella che sta vivendo AST. Di aver speso tutto quello che il suo ruolo gli ha consentito di fare. Al di là di quanto, con tutto il cuore, vorremmo fare. Quei fischi e quelle urla ci dicono, al di là delle nostre valutazioni, che una parte di cittadini e lavoratori non ritiene sufficiente questo sforzo e questo impegno. Dobbiamo ascoltarli”.
Ecco, questo è un discorso che ha molte parentele con un richiamo spirituale, con un'esortazione religiosa. E, allora, inevitabilmente torna in mente l'immagine, del giugno 2013, di quel capo insanguinato in mezzo a una folla tumultuante e a operatori di polizia in assetto antisommossa. È la stessa persona che, oggi, esorta tutti coloro che possono avere un peso nelle decisioni che riguardano il futuro dell'Ast a prestare un'attenzione e un ascolto ulteriori, fatti con il cuore e non solo con la ragione. È la stessa persona che ha potuto e può essere colpita di nuovo, vittima di quella rabbia cieca che, al di là dell'ordine garantito dalla maggioranza degli operai, trova nella situazione di Terni più di un motivo per alimentarsi e spingersi fino a dove nessuno di noi osa pensare che potrebbe arrivare.
Non sarà mai troppa l'attenzione che si vorrà riservare, da tutti - sindacati, forze politiche, azienda, governo – all'ammonimento che lancia un uomo pacato come Leopoldo Di Girolamo, sindaco di Terni e Presidente della Provincia di Terni.

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