DIS…CORSIVO. SANTA SCOLASTICA DA NORCIA

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / Si celebra, in questi giorni, a Norcia la festa di Santa Scolastica. La notizia, in genere, non fa clamore, non è di quelle su cui si incardina il calendario dei grandi appuntamenti religiosi e civili della regione.

Eppure, questa figura, alla quale i padri benedettini non si dimenticano di tributare i giusti onori, è un esempio di virtù familiare che non ha uguali nella storia dei santi e dei personaggi storici fondamentali.

La sua biografia, per quanto lacunosa e immaginaria possa essere, ci rende il profilo di una santità quasi obbligata. Dopo, infatti, le grandi azioni promosse dal fratello, San Benedetto, l'agiografia spinge quasi naturalmente questa giovane, bella e desiderata nella società, verso l'esempio monastico fissato dal fratello.

La storia dell'evoluzione della famiglia fino ai giorni nostri, invece, ci conduce all'esito opposto: quale sorella, oggi, non dico seguirebbe un esempio di santità manifestatosi nel fratello, ma, almeno, sarebbe solidale con le scelte fatte da lui così da mantenere, in parte, quell'unità della famiglia che i genitori, scomparendo, lasciano inevitabilmente in balia della sorte?

Questo problema, nella storia e presso di noi, ha assunto molteplici sfaccettature ed è possibile che, negli anni a venire, si presenterà sotto forme che ancora non possiamo prevedere.

Una famiglia non si tiene insieme con la forza, ma solo con la speranza. Questo era il problema nel quarto-quinto secolo dopo Cristo, l'epoca di Santa Scolastica, questo è il problema ai nostri giorni.

Santa Scolastica si è messa in cammino per tenere insieme un legame parentale che, per via della santità intrapresa da uno dei discendenti della famiglia, si sarebbe potuto perdere. Ha raggiunto il fratello, ne ha accolto gli ordini come e meglio di quanto avrebbe potuto fare un estraneo. Legata a lui dal sangue, gli è divenuta estranea nel legame familiare perché convinta che un altro legame, di altra natura, doveva passare attraverso di lei e proseguire in direzione di altri fratelli e sorelle.

Quante doti sono necessarie per compiere, oggi, qualcosa di simile? Qualcosa, almeno, che non faccia di due fratelli due estranei, senza un fondamento di sangue o spirituale?

L'estraneità dentro la famiglia, è un passaggio obbligato per tutti i suoi componenti. Vi è, perlomeno, un momento, quando i bambini sono piccoli, in cui quell'universo familiare è vasto e accogliente, in esso c'è posto e spazio per tutti, perfino per i nonni.

Poi, l'equilibrio si rompe, nonostante ogni buon proposito. E, piano piano, ogni componente della famiglia comincia ad andare via per suo conto. L'estraneità diventa la norma, dapprima sofferta poi, lentamente, accettata e condivisa. All' estraneità dei fratelli fra di loro ci si arrende, sembra che nessuno possa farci qualche cosa, bisogna solo sperare che la situazione non degeneri in liti familiari.

Qui, secondo me, sta il miracolo di Santa Scolastica da Norcia. Lei, che viene invocata, per diversi motivi, tanto dalle puerpere quanto per difendersi dai fulmini e per ottenere la pioggia, è molto opportuna, in realtà, per proteggere il destino della famiglia, per ricomporre i cocci del legame creato dai genitori e frantumato da mille difficoltà, non ultima quella del risentimento di un fratello verso l'altro. Scolastica avrebbe potuto lasciare il suo grande fratello al suo destino di santità e vivere una vita, nel mondo, ricca e piena di successo in ogni campo. Ha rinunciato, invece, a ogni prospettiva in questa direzione e ha saputo vincere l'estraneità, il peggiore dei mali che possono capitare a una famiglia, anche se ricca e nobile come quella di Eutropio Anicio e di Claudia Abondantia Reguardati, che avevano dato al mondo Benedetto e Scolastica da Norcia.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.