Dis…corsivo. Braccio da Montone e Francesco d’Assisi

NOSTRADAMUS di Maurizio Terzetti / Da oltre due settimane, Perugia sa che il prossimo anno lo vivrà all’insegna del 600º anniversario della battaglia di Sant’Egidio. Riportando la vittoria in quello scontro, Braccio Fortebracci da Montone ottenne il potere su Perugia, si disfece dei Michelotti e dei Raspanti, inaugurò una breve, incipiente signoria e lasciò il campo ai Baglioni, che signori lo furono sul serio, in maniera, però, alquanto controversa se finirono per consegnare al Papa, dopo pochi decenni, la città fiera e Augusta.

E di aspetti controversi, il progetto “Perugia 1416” se ne trascina dietro più di uno.

Non mi riferisco alle dotte dispute tra rievocazione e futuro, tra aspetti unificanti e divisivi della storia della città. Il mio è un dubbio molto, molto più concreto, quasi un’interrogazione consiliare, un quesito a risposta immediata.

La domanda è questa: come mai, lo storico fatto d’armi essendo accaduto alla metà di luglio del 1416, nel progetto comunale viene anticipato di un mese, dato che è stato messo in calendario nel fine settimana dell’11 e 12 giugno?

Tutto qui. Poiché non costa sapere di aggiornamenti storiografici desunti da finora inesplorate fonti storiche (in caso contrario, sarò ben felice di ampliare la mia sfera di conoscenze di storia locale), deve per forza esserci un altro motivo in base al quale non si sta al pieno rispetto dell’età: luglio è luglio, giugno è giugno.

E, allora – ma qui finisce l’interrogazione consiliare – quale mai può essere tale motivo?

Devo sbizzarrirmi io a cercarne qualcuno fra le opportunità lasciate libere dal calendario degli appuntamenti culturali di grido dell’estate perugina e tendenzialmente umbra del prossimo anno?

Non è il periodo tra la fine di giugno e la prima metà di luglio il terreno temporale tanto di Umbria Jazz quanto del Festival dei due mondi?

Non sarà, per caso, che il comodo Quattrocento rimesso in auge dai nuovi Priori di Perugia possa fare da terzo incomodo in mezzo alla gigantesca produzione mondiale di spettacolo dal vivo che si è instaurata a Perugia e in Umbria, nei secoli, dopo la presa di potere da parte di Braccio da Montone?

E allora, già che ci siamo, già che parliamo in termini di Umbria tutta intera e non solo del suo capoluogo, mi viene un secondo dubbio, espresso da una seconda interrogazione consiliare: se l’evento dei sei secoli della battaglia di Sant’Egidio dovesse rientrare, in un modo o nell’altro, nell’atmosfera, diciamo così, progettuale della Capitale italiana della cultura, ancorché a ritroso perché questa è targata 2015 e non 2016, come spiegare che la rievocazione braccesca deve avere anche un valore per tutta l’Umbria, quando nessuna città umbra, a partire di Assisi, vi è stata coinvolta?

Per questo scopo, si darà vita all’evento dedicato a Messiaen, promesso, suo tempo, “in spazi en plein air tra Perugia e Assisi”?

Del “San Francesco” di Messiaen non s’è fatta più parola, per adesso sembra procedere molto spedito Braccio da Montone e assai più lentamente il poverello di Assisi, protagonista dell’opera di Messiaen.

In ogni caso, qualche questione aperta, qualche dubbio, come si vede, ancora c’è e mi piacerebbe che qualcuno, fra i nuovi Priori, potesse sciogliere le ambiguità che ho cercato di illustrare.

Cose di poco conto – ripeto – e forse già superate dal rapido incedere di Braccio da Montone.

Il fatto è che io ho conservato il passo, militarmente meno ardito ma spiritualmente credo più incisivo, del mio concittadino Francesco d’Assisi.

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