LEVANTE. Considerazioni del mattino A METÀ DEL SOGNO
di Maurizio Terzetti
È per stasera – con orari d’inizio leggermente sfalsati, fra le 17 e 18.30, per comporre nel modo migliore il puzzle – l’appuntamento con il programma intitolato “Mezzanotte Bianca della Lauda”, che si svolge si snoda lungo i cinque rioni di Perugia.
È per stasera, dopo l’esperienza giudicata positiva dell’anno scorso, l’appuntamento che fa da anteprima all’evento più storico e intellettuale della vita culturale di Perugia, la Sagra Musicale Umbra, 71 anni portati molto bene, un dialogo musicale in grado di resistere nonostante gli scenari molto mutati dell’offerta culturale umbra. Di resistere e, a quanto pare, di tenere la piazza, come si dice e si vede dal programma di stasera, magari cedendo un po’ del suo aristocratico portamento per avvicinare un pubblico maggiore del solito lungo le vie notturne del capoluogo.
Questo fatto di coltivare un proprio pubblico non solo di appassionati in senso stretto di musica medievale, cameristica e classica agisce sulla flânerie della gente, cioè sul desiderio di girovagare di notte senza urgenze e solo per esplorare la città che contraddistingue certi spiriti poetici sul finire dell’estate. E, dunque, torna a configurare un programma dal quale è lecito non aspettarsi una partecipazione di massa, ma una ben raccolta platea di frequentatori della notte che si impone il limite della mezzanotte per vari motivi di opportunità e di stile.
Tutto, dunque, nell’evento della Lauda distribuito per una Perugia sempre in bilico tra legalità e insicurezza, è all’insegna di un tratto distintivo di classe e di charme.
Ma allora perché – considero – avvalersi di formule e di titoli che rischiano di confondere l’austera bellezza della Lauda con più crapulose notti – intere o a metà – dal colore bianco della più scontata, ormai, tradizione festaiola più che altro giovanile e rumorosa?
C’è proprio bisogno, per creare l’anteprima giusta a un evento come la Sagra Musicale Umbra, di divulgare l’appuntamento di questa sera e di questa notte con termini che si ritrovano ovunque, a Perugia, in Umbria e in Italia, per indicare atmosfere da movida anziché da Lauda medievale?
Confesso di non sapere neanche io come chiamare l’appuntamento di cui sto parlando, ma sono certo che altri campi semantici potrebbero essere non dico rispettosi della Lauda – che sarebbe un ragionamento davvero di retroguardia – ma più identificativi del messaggio che si vuole trasmettere con la disseminazione di concerti di questo tipo su tutto il centro storico di Perugia.
Ci si penserà, forse ci penserà. Intanto si vivrà questa notte bianca a metà in compagnia di tanti musicisti impegnati a condividere la loro produzione di suono col suono prodotto, nel silenzio rasserenante del buio, dall’architettura di una città che di giorno ha poco di armonico e tanto di dispersa e dolente umanità proveniente da ogni parte del mondo.
E, poiché il suono dei musicisti e quello della città profondamente notturna sarà così bello e sognante, perché, a mezzanotte, risvegliarsi in mezzo a un sogno e dover riprendere la strada di casa per andare a letto? Dove andrà a finire il sogno della Lauda dopo che il programma ci avrà congedato, tutti, per evidenti motivi di tenuta dello spettacolo? Non è come farci vedere da lontano, nella mente, un sogno e poi chiudere il sipario sul punto più bello?
Sono convinto che qualche flâneur più incallito vorrà fare intera la notte che il programma gli ha proposto solo a metà, passeggiando fino all’alba con la musica della Lauda appena ascoltata nelle orecchie. E questi passeggiatori irriducibili ci diranno, proprio loro, come formulare per il futuro il sogno della Lauda in maniera meno convenzionale e un po’ più intera.

