4 ANNI DI GUERRA RUSSIA UCRAINA

di Pierluigi Castellani

Sono trascorsi quattro anni dall’aggressione della Russia all’Ucraina. Quattro anni di lutti sia tra i militari e i civili, quattro anni di sangue e  di bombardamenti indiscriminati, che tuttavia non hanno fiaccato gli ucraini e Putin non ha ancora conseguito tutti gli obbiettivi che aveva immaginato ed ha dovuto constatare quanto il popolo ucraino non abbia intenzione di tornare all’assetto di prima del crollo dell’Unione Sovietica. L’Ucraina è un paese libero, che vuole rimanere libero. Ora però nonostante tutti gli sforzi e gli appelli per giungere ad una pace la pace ancora sembra lontana, e si deve constatare una certa stanchezza da parte di molti paesi nel sostenere ancora il paese aggredito. In più c’è il fatto che l’America di Donald Trump vuole chiudere in fretta il conflitto soggiacendo al ricatto di Putin ,che si rifiuta di accettare almeno una tregua se non viene riconosciuto alla Russia tutto il Donbass, anche di quella parte che ancora non è riuscito a conquistare e che si è annesso con un referendum farsa come ha fatto con la Crimea. Quella parte di territorio è stato difeso dagli ucraini a costo di tanto sangue e di tante perdite umano. Ora c’è una posizione di stallo che l’opinione pubblica, anche quella italiana, sembra vedere con malcelato fastidio. Quindi se si vuole la pace occorre che il presidente Zelensky si arrenda al più forte in una situazione internazionale dove, anche per le avventate prese di posizione di Trump, domina la politica dei più forti. Del resto è sempre più evidente dopo l’incontro Trump Putin in Alaska, che al nuovo inquilino della Casa Bianca interessa di più il suo rapporto personale con Putin che il popolo ucraino. C’è bisogno comunque , anche in una situazione così difficile, che tacciano prima possibile le armi. Si deve con forza giustamente affermare che valgono di più le vite umane che ogni altra considerazione. C’è in ogni caso molto da discutere perché oltre ai territori ci sono i minori trasferiti contro la volontà delle famiglie in Russia e di cui da tempo si sta interessando la Santa Sede con l’incarico conferito da Papa Francesco al Cardinale Zuppi, c’è il tema della ricostruzione di un intero paese bombardato e distrutto, c’è la sicurezza da assicurare all’Ucraina che mai più sarà costretta a cedere con la forza parte del suo territorio e della sua sovranità. Interessa anche osservare, che questo episodio dell’invasione dell’Ucraina sta facendo emergere nel mondo  un vero disprezzo per la democrazia  e la libertà dei popoli. Come non accorgersi che sul terreno della guerra ucraina ed anche di altre situazioni critiche del nostro pianeta i principali attori sono tutti autocrati se non aspiranti tali. Putin ha già distrutto le speranze di democrazia e libertà nate dopo la caduta del muro di Berlino, Orban ha già costruito in Ungheria il disegno di una democrazia illiberale, Xi Jinping è già ben insediato sul trono della Cina e Donald Trump sembra voler demolire pezzo per pezzo la democrazia americana. Questo può comprendersi per la Cina del partito unico e per la Russia, che già Vasilij Grossman chiamava “la grande schiava” per essere passata dal regine zarista a quello sovietico, ma non si può neppure ipotizzare che ciò avvenga nel paese in cui la democrazia  e la libertà  hanno avuto  la loro culla.