ASTENSIONISMO E DEMOCRAZIA

di Pierluigi Castellani

Le recenti votazioni in tre grandi regioni del nostro paese hanno  dovuto registrare, ancora una volta, un forte calo della partecipazione degli elettori alle urne. Oramai meno di un elettore su due esercita il proprio diritto di partecipare alle scelte politiche del proprio paese, regione e comune. Fino ad ora si giustificava questo trend negativo come comune a tutti i paesi democratici. Ora però la politica italiana non si può più assolvere pensando, che questo sia un destino comune per i paesi più avanzati. C’è indubbiamente qualcosa di più su cui interrogarsi. Perché la politica sembra interessare solo gli affezionati? Perché sempre di più elettori non sentono il dovere civico di interessarsi alla gestione della propria casa comune? Forse si ritiene che i problemi vissuti dalla gente ogni giorno: bassi salari, aumento della povertà, incertezza dei giovani per il proprio futuro, difficoltà di accedere ai servizi pubblici, non siano risolvibili con la politica? La gestione della cosa pubblica sembra  interessare solo i pochi addetti e certamente lo spettacolo che la politica dà di sé in televisione annoia e distrae e l’ampio uso dei social finisce per essere una platea di solitudini mentre la politica è invece esercizio di comunità. Insomma le cause possono essere tante e  non vanno sottovalutate, perché la democrazia se non viene esercitata perde il suo valore e pone il problema di come sostituirla nella gestione della cosa pubblica. Si parla di stanchezza della democrazia e cominciano ad affascinare soluzioni autarchiche in cui ci si limita a delegare solo a un qualcuno di gestire gli interessi della comunità e quindi c’è veramente da prendere atto che la democrazia rappresentativa sia solo un orpello inconcludente e che quindi sia meglio delegare ad un uomo o donna forte di occuparsi di gestire la comunità. Non a caso le democrazie del mondo sono diminuite rispetto alle autocrazie e il populismo si è fatto largo in molti paesi. Anche l’uso dei social e l’idea, che con un semplice click si possa risolvere il problema della partecipazione,  ha dato un vero colpo alla democrazia liberaldemocratica, che invece per sopravvivere ha bisogno dell’attiva partecipazione dei cittadini  .Non è un caso che in questa situazione anche i grandi problemi internazionali siano demandati a pochi attori, cioè alle grandi potenze, che trattano le questioni internazionali sempre meno attraverso l’interlocuzione delle istituzioni nate nel dopoguerra come l’ONU, ed i commerci e le grandi problematiche che investono il pianeta: epidemie, fame, migrazioni e grandi calamità naturali, sono trattate alla pari di transazioni di affari .Dobbiamo arrenderci di fronte a questo scenario? Non credo proprio, anzi dobbiamo tenacemente  dare vita a tutti quei corpi intermedi  con i quali la società civile ha bisogno di organizzarsi: corpi intermedi, partiti, sindacati,  associazioni, ecc… La democrazia per vivere ha bisogno di partecipazione, di interesse per la casa comune, senza partecipazione la democrazia si spegne. Questo va ricordato anche a quanti si occupano di educazione, perché senza l’apporto di tutti, soprattutto delle nuove generazioni la democrazia non può essere salvata. E questo impone una riflessione a cui sta dando voce il Presidente Mattarella. Infatti anche il calo demografico è un pericolo per la democrazia. Per questo una politica per l’infanzia è assolutamente necessaria e non  si tratta solo di servizi per la natalità , ma anche di generare un nuova cultura di generosità, di apertura al futuro. La mancanza di figli può spingere le persone  a chiudersi nel proprio guscio e far perdere interesse nei confronti della comunità.