ATTACCO ALL’EUROPA
di Pierluigi Castellani
Credo che oramai anche ai più indulgenti nei confronti di Donald Trump sia evidente la coincidenza di interessi tra la Russia di Putin e quelli della nuova strategia dell’attuale inquilino della Casa Bianca. Ad entrambi è di ostacolo una Europa più integrata e più forte perché ciò impedirebbe la nuova politica della spartizione delle zone di influenza nel mondo e perché una Europa come attore politico globale impedirebbe al Cremlino di proseguire la sua politica di ricostruzione della grande Russia come era ai tempi degli zar e dell’Unione sovietica ed a Washington di proseguire nella penetrazione nel mondo dei suoi interessi commerciali e geopolitici . L’UE con le sue norme di politica green e di salvaguardia della qualità dei prodotti degli standard europei e delle norme anti trust impedirebbe la penetrazione dei prodotti Usa nell’aerea del vecchio continente. Oramai non si fa più caso agli insulti di Trump nei confronti della debolezza dei leader europei o alle sparate di Elon Musk, che vorrebbe la cancellazione dell’UE. Tutto è iniziato con il nuovo approccio degli Usa trumpiani nei confronti dell’aggressione di Putin all’Ucraina. La questione delle trattative di pace per Trump non può rimanere ancora aperta. Ciò impedisce alla casa Bianca di raggiungere con la Russia accordi di collaborazione economica, ad esempio per le così dette terre rare e perché riaprendo i rubinetti del gas russo per il mercato europeo distoglierebbe Putin dall’ abbraccio di Pechino, che rimane il vero obbiettivo della politica americana. Quello che sconcerta è che questo nuovo approccio geopolitico degli Usa non solo fa venir meno la vecchia considerazione, che l’Occidente ,nella sua interezza, aveva nel mondo per la forza dei suoi valori e per la capacità di attrarre interesse da parte delle nuove nazioni in via di sviluppo, ma anche per essere un’alleanza fondata sulla pratica del multilateralismo, come avvenuto dalla fine della seconda guerra mondiale in poi. Quello che sconcerta è anche per come si atteggia in questo nuovo scenario il governo italiano a guida di Giorgia Meloni, che rimane silente nei confronti degli insulti trumpiani ai leader europei e continua a dichiarare il sostegno del nostro paese a Kiev, sottraendosi però dal sostenere efficacemente il tentativo degli altri stati europei, come Francia e Germania con l’aggiunta della Gran Bretagna, per fare chiarezza sul futuro dell’Ucraina e sulla sua sicurezza nei confronti di una eventuale altra aggressione russa. La verità è che oramai rimane difficile sostenere il cosiddetto Occidente quando un partner importante come gli Usa declina quei valori nella logica del sovranismo, che sta permeando anche paesi europei erodendo quindi l’integrità europea, che invece ha bisogno di maggiore unità ed integrazione. Non a caso recenti rivelazioni giornalistiche sostengono che nella prima stesura del documento sulla sicurezza nazionale americana si accennava alla disarticolazione dell’Europa dall’interno facendo leva su paesi come l’Austria, l’Ungheria e l’Italia di Giorgia Meloni. Del resto nella politica italiana si registra la spaccatura interna sia nella maggioranza di governo che nell’opposizione. Da una parte c’è Matteo Salvini con il suo evidente putinismo e l’insofferenza nei confronti dell’UE e dall’altra Giuseppe Conte, capo dei 5Stelle, che forse nostalgico di quando Trump lo chiamava affettuosamente Giuseppi si ritrova sulle medesime posizioni del leader della Lega con il suo voler delegare il problema dell’Ucraina a Trump e dichiarando il fallimento dell’Europa. Torna forse la stagione del primo governo Conte con l’alleanza giallo verde ? Probabilmente qualcosa di vero c’è. Questi due leader del resto sono alla guida di due partiti essenzialmente populisti, sensibili al vento che sta soffiando nell’opinione pubblica italiana certamente oramai stanca di questa guerra nel cuore dell’Europa. Sta alle forze più responsabili del paese rimettere la politica sulla strada giusta, che non distolga l’Italia dalla sua tradizionale politica di alleanze e di forte sostegno all’UE nata dalle ceneri della seconda guerra mondiale per la lungimiranza di veri statisti come De Gasperi, Schumann ed Adenauer. La differenza sta proprio qui tra statisti e leader populisti. Gli statisti guidano i processi mentre i populisti si piegano ai processi, che poi finiscono per travolgerli.

