CHI HA PAURA DEGLI ELETTORI ?

di Pierluigi Castellani

Ora all’ ordine del giorno delle Camere è tornato il problema della nuova legge elettorale. La proposta presentata dalla maggioranza è stata respinta in blocco dalle opposizioni e con qualche buona ragione. Il premio esorbitante per la coalizione che raggiunge il 40% dei consensi viene giustificato dalla premier con il necessario conseguimento della stabilità dell’esecutivo, posto questo da tempo dalla destra come un valore assoluto come se bastasse la stabilità dei governi a garantire il buon governo del paese. Ma in verità la proposta della maggioranza rivela il tentativo di far passare in modo surrettizio quanto non raggiunto con la proposta del premierato, che oramai sembra arenata in parlamento. Tutto sta nel come si intende coniugare il principio della democrazia rappresentativa delineato dalla nostra Costituzione. I nostri padri costituenti infatti affidarono al Parlamento il luogo della rappresentanza e non direttamente al governo, che invece deve essere espressione della maggioranza parlamentare. Come giustamente osserva Marta Cartabia nella sua introduzione al libro ” La democrazia non esiste in natura”, scritt0 con Luciano Violante, :” la Costituzione presuppone una dialettica non solo tra maggioranza e opposizione, ma anche tra maggioranza parlamentare e Governo”. E’ questo infatti che si vuole negare con la proposta del centrodestra, cioè si intende legare strettamente al capo del governo la maggioranza parlamentare come avverrebbe con la proposta meloniana del premierato.” Questa concezione – aggiunge Marta Cartabia –  di un popolo che parla con una sola voce (quella di chi governa) è l’anticamera dell’autocrazia, che non ric0nosce l’opposizione come soggetto legittimo del processo politico, come ammoniscono gli insegnamenti di  Kelsen “. Ed è proprio sul tema della rappresentanza degli elettori, che si nasconde l’altro problema in discussione, quello delle preferenze. Al disegno del premierato è funzionale l’elezione dei parlamentari con liste bloccate, cioè con liste stilate dai capi partito ed è quello che si vorrebbe anche se questo tema non è stato ancora risolto neppure all’interno della coalizione di centro-destra. E qui si colloca la questione della crisi dei partiti, che da partiti di massa sono diventati partiti personali in cui il leader decide su tutto. Senza preferenze o senza collegi uninominali la rappresentanza degli elettori è lasciata all’arbitrio del capo partito per cui la voce degli elettori può esprimersi solo nella scelta del leader e non di chi dovrebbe direttamente rappresentarli in Parlamento. Le preferenze o il collegio uninominale mettono in relazione diretta l’eletto ed i suoi lettori in una proficua dialettica, che dà corpo e sostanza alla democrazia di tipo rappresentativo delineata nella Costituzione. So bene che a volte ci può essere il rischio di una deriva di scambio  truffaldino tra eletto ed elettori, ma questo rischio è ben arginato dalla nostra legge penale e del resto la salvaguardia della nostra democrazia può ben compensare  il correre questo rischio. E’ per questo che è legittimo chiedersi chi ha paura degli elettori e della loro libera espressione di voto. Forse chi vuole piegare anche la nostra democrazia ad un inconfessabile disegno di autocrazia.