CHI HA PAURA DEGLI ELETTORI?
di Pierluigi Castellani
Archiviato il referendum, mentre il mondo è in fiamme e le famiglie italiane pagano il conto del caro carburante e delle bollette, la politica italiana ha iniziato a parlare di legge elettorale anche se ancora con poca determinazione. Purtroppo sembra oramai prassi costante che le leggi elettorali vengano cambiate poco prima delle elezioni dalla maggioranza del governo in carica. Si vuole così avere una legge elettorale ,che assicuri la vittoria alla maggioranza, che vuole restare in carica anche nel nuovo parlamento senza alcun riguardo per le opposizioni e soprattutto per il cittadino elettore. E così si propongono liste bloccate ed esorbitanti premi di maggioranza anche se sulla questione la corte costituzionale ha già messo in guardia il legislatore di turno. Sembra che nessuno abbia intenzione di riavvicinare gli elettori alla politica alimentando così il vasto astensionismo, che ha raggiunto ,e qualche volta superato, il 50%. C’è poi, non tanto sullo sfondo, il mutamento dei partiti, che dall’essere forze di massa con una ricca e vivace articolazione interna, sono diventati partiti personali del leader di turno, che si vuole assicurare gruppi parlamentari fedeli e disciplinati. Questo problema riguarda sia le forze politiche di maggioranza che di opposizione, perché sulle liste bloccate sembrano tacitamente tutti d’accordo ,tutti infatti, nonostante i proclami sulla necessità di riconsegnare lo scettro al popolo sovrano, temono una diversa articolazione della forma partito, che sia invece modulata in modo da dare spazio alla ricchezza culturale e valoriale di cui la società ha un’ampia offerta. Quando nella cosiddetta prima repubblica il tasso di partecipazione era ben più alto il parlamentare veniva scelto direttamente dall’elettore attraverso il metodo preferenziale, che poteva essere corretto eventualmente con i collegi uninominali, che in ogni caso danno la scelta agli elettori. Ora però l’attuale premier insiste sulla prevalenza di dovere assicurare la stabilità degli esecutivi legando tutto il sistema alla scelta della premiership e subordinando così il parlamento all’esecutivo sull’onda del populismo, che oramai è divenuto una pericolosa costante della politica italiana. Per la stabilità degli esecutivi ci sarebbe il metodo tedesco della sfiducia costruttiva, che in ogni caso riconsegna al parlamento la scelta finale. Ma questo metodo del cosiddetto cancellierato non piace a molti e non viene preso in grande considerazione. Che fine fa la democrazia se la vita del parlamento è legata alla vita dell’esecutivo, se le liste bloccate rafforzano la prevalenza del capo partito sui militanti, se ogni leadership è fondata sul carisma del capo anziché sulla condivisione di un progetto culturale e valoriale? Questa domanda rimane sospesa e si aggiunge a quella che all’inizio abbiamo proposto: chi ha paura degli elettori?

