DOPO IL NO IL SI

di Pierluigi Castellani

Archiviata, con soddisfazione, la vittoria del no al referendum costituzionale il cosiddetto campo largo deve porsi il problema di come capitalizzare questo successo per trasformarlo in un progetto politico in cui possa riconoscersi la maggioranza degli elettori italiani. Sarebbe un errore acquisire come già conquistati tutti gli elettori del no. Tra questi ci sono molti giovani, che hanno voluto difendere la costituzione e certamente molti magistrati, che hanno visto nella riforma Nordio un tentativo di attacco all’indipendenza  della magistratura ed alla separazione dei poteri in uno stato democratico. Ci sono poi coloro che sono emersi dall’astensionismo per mobilitarsi in difesa della costituzione. Ma ora dopo il no occorre che tutti questi voti vengano attratti da un si, da un serio progetto  politico di alternativa, che  il centro sinistra deve essere capace di offrire. Ebbene, anziché accingersi a questo lavoro i leader dei partiti dell’opposizione al governo Meloni hanno iniziato a lacerarsi sulla questione della leadership come se tutto il resto fosse già acquisito. Ha cominciato Giuseppe Conte il cui desiderio di tornare a Palazzo Chigi sembra davvero irrefrenabile. Ha proposto di fare le primarie per scegliere la leadership, sembra stimolato da alcuni sondaggi che lo darebbero prevalere su Elly Schlein, dimenticandosi che questo è possibile solo avendo alle spalle un alleanza organica tra tutte le forze politiche dell’opposizione, alleanza che fino ad ora ha voluto negare pensando ancora al vecchio retroterra dei 5Stelle, che sempre si sono qualificati né di destra né di sinistra. La Schlein non si è sottratta ed ha accettato la sfida, ma poi molti dirigenti hanno raccomandato di costruire prima una piattaforma programmatica condivisa all’insegna: prima le idee e poi le persone. E’ pur vero che le primarie sono nel dna del PD e del centro sinistra, ma non possono essere un ripiego quando non si è capaci di raggiungere un’intesa che coinvolga idee, programma condiviso ed un solido, comune e complessivo progetto politico. Chi infatti sa di storia e di politica seria e non improvvisata sta frenando sulle primarie ora, perché, come dice espressamente qualcuno, sarebbero inutilmente divisive. E’ pur vero che in questo momento Giorgia Meloni è in difficoltà. Tra dimissioni imposte  a chi è troppo esposto sul fronte dell’opinione pubblica ed all’implosione interna di qualche alleato, come FI, e il cambio di qualche ministro non ritenuto all’altezza la premier si trova a gestire una pentola in ebollizione anche per le conseguenze di una guerra, che sta impoverendo le famiglie italiane per l’aumento del costo dell’energia e per una possibile ripresa dell’inflazione. La Meloni ha capito che non può più cavarsela ,per il suo vantato rapporto  privilegiato con Trump, con il suo non condivido e non condanno quando sono in gioco i rapporti con l’Europa e con i valori dell’Occidente o di quella parte che in essi ancora crede. Deve poi affrontare l’ultimo anno di legislatura e preparare una finanziaria, che potrebbe condizionare il voto per le politiche del 2027. Di fronte a tutto questo è necessario che l’opposizione al governo di centro destra dimostri di avere capacità progettuale, senso delle istituzioni ed una solida cultura di governo insieme alla consapevolezza delle difficoltà , che il paese sta attraversando in un mondo dilaniato dalle guerre e dalla rapida ed incerta evoluzione geopolitica.