GLI AFFARI E LA GUERRA
di Pierluigi Castellani
Donald Trump ha scatenato una guerra ed ora, come un vero e proprio agente del caos, non sa come uscirne. Chiede aiuto agli alleati della Nato ben sapendo che la Nato, alleanza puramente difensiva, non può intervenire in un conflitto chiaramente offensivo. Nessuno del resto dei governi chiamati in causa ha intenzione di essere coinvolti in una guerra che non gode i favori della libera opinione pubblica del mondo. Del resto anche il tycoon si trova in difficoltà con l’opinione pubblica americana perché anche la maggioranza dei suoi seguaci maga vorrebbe, che la Casa Bianca risolvesse i problemi interni degli Usa dopo aver solennemente promesso in campagna elettorale, che mai avrebbe impegnato l’esercito Usa fuori dei confini americani. Ed ora ci troviamo con una guerra, che continua seminando rovine e sacrificando vittime senza che chi l’ha scatenata, forse per compiacere Netanyahu, sappia come uscirne mentre continua ad elargire fantasiose vittorie sottovalutando la capacità difensiva del sanguinario regime iraniano, che, ben inteso, nessuno vuole difendere e compiacere. Intanto però c’è chi ci rimette e chi guadagna da questa guerra. Ci rimettono certamente i cittadini che vedono aumentare i costi per il carburante e l’energia e vedono il loro potere d’acquisto diminuire perché l’inevitabile aumento dell’energia si riflette sull’aumento del costo dei beni di consumo, soprattutto sul cosiddetto carrello della spesa. Ma c’è anche chi ci guadagna e molto. Ci guadagnano i produttori di petrolio e del gas liquido come gli Usa e la Russia di Putin, che inaspettatamente per l’irresponsabile politica di Trump si vede rimpinguare le sue casse impoverite dai costi della prolungata guerra contro l’Ucraina. Ora Putin può continuare senza preoccupazioni finanziare a bombardare le città e le infrastrutture ucraine seminando morti e rovine. Putin ,non solo è stato quindi rimesso in gioco dalla scellerata politica di guerra di Trump, ma ha potuto anche rafforzare la sua alleanza con la Cina quando l’intento del tycoon era invece quello di distogliere Putin dalla sua amicizia con Xi Jinping. C’è poi l’industria delle armi che sta facendo affari, soprattutto quella americana a cui Trump tiene molto perché è tra i suoi sostenitori e finanziatori. La Casa Bianca non solo sta abbandonando Kiev al suo destino ma sta lucrando sul sostegno che l’Europa assicura a Zelensky perché l’UE è costretta a comprare le armi per Kiev dall’industria bellica degli Usa. Il mondo e le relazioni internazionali non sono mai state così in difficoltà dal dopoguerra fino ad ora , mentre il governo del nostro paese non manifesta una chiara politica estera, strattonata come è dalle continue esternazioni filorusse del vicepremier Salvini ed indebolita dal silenzio imbarazzato di Giorgia Meloni, che non può più nascondere la sua vantata amicizia con Trump dietro le ambiguità del suo pur manifestato europeismo. Resta da sperare che il chiaro messaggio di Papa Leone faccia breccia nei cuori degli americani, suoi connazionali, influenzando l’opinione pubblica degli Usa e costringendo l’inquilino della Casa Bianca ad abbandonare le sue folli manie di grandezza.

