HA VINTO IL NO

di Pierluigi Castellani

La riforma della Costituzione proposta e approvata dalla maggioranza di centro destra è stata bocciata dagli italiani. Per alcuni la vittoria del no sarà giunta di sorpresa come anche  la grande partecipazione degli elettori, quasi il 60%, che rappresenta una grande lezione per tutte le forze politiche: la Costituzione non può essere modificata a colpi di maggioranza, la si modifica, se necessario, con il contributo di tutti con quello spirito costituente, che animò l’assemblea costituente nel 1946-48. Infatti nella campagna elettorale si è sviluppato un confronto tra chi voleva modificare la nostra Carta  e chi invece  la voleva difendere. C’è stata una grande partecipazione degli elettori al di là di ogni previsione e questo è stato una bel segnale per la democrazia, per la sua vitalità nel  momento di crisi che stiamo vivendo. E questo è un segno di speranza. Ora ci sarà un grande dibattito tra le forze politiche per dire chi ha vinto e chi ha perso. Ma sembra necessario sottolineare alcuni aspetti: il si ha perso perché ha fatto prevalere con la sua campagna elettorale tutta improntata anziché sul merito della riforma su di un presunto miglioramento della giustizia con la separazione delle carriere dei magistrati quando tutti sanno, che i problemi della giustizia italiana sono ben altri. La destra si è abbandonata, ed in prima persona anche Giorgia Meloni, ad un’ incomprensibile e immotivata campagna contro i giudici come se episodi di mala giustizia, anche del passato come nel caso Tortora, potessero essere evitati con la semplice separazioni delle carriere e con lo sdoppiamento del CSM, e non invece con l’aumento degli organici della magistratura e delle forze dell’ordine dotandole anche di mezzi adeguati e sufficienti e con un investimento complessivo sulle carceri e sull’educazione dei giovani per sottrarli alle baby gang ed alla mafia. Sono quindi ben altri i mezzi per garantire la sicurezza degli italiani. E poi c’è da dire che i responsabili del Ministero della Giustizia si sono lasciati andare in modo sguaiato ed urticante contro il CSM , che userebbe metodi paramafiosi, e contro la magistratura , che sarebbe un plotone di esecuzione ed altre perle del genere. Tutto questo non è piaciuto agli elettori ed hanno votato di conseguenza. Certamente ci sono gli sconfitti e sono Giorgia Meloni, che pur affermando, che l’esito del referendum non avrebbe avuto conseguenze per il governo, si è spesa soprattutto nell’ultima settimana usando anche argomenti da populista quale era ed è rimasta, che non avevano alcuna attinenza con la separazione delle carriere dei magistrati , evocando presunte ed ingiustificate liberazioni di stupratori e malviventi, con scivolate propagandiste non consone ad un capo di governo di un paese come l’Italia. E ci sono anche i vincitori, ma debbono stare attenti a valutare il risultato del referendum, che è certamente un segnale forte al governo , ma non proprio un avviso di sfratto come qualcuno auspicava. L’alterativa è ancora tutta da costruire, perché va bene la difesa della Costituzione, ma poi bisogna dire come si vuole governare il paese e con quale programma. C’è poi da aggiungere che la riflessione va fatta anche sul perché ci sia stato chi, pur avendo una storia dentro la sinistra o nel centro sinistra, si è schierato a favore del si, e tra questi anche tre ex ministri. Occorre comprendere le loro ragioni e ricondurle all’interno di un complessivo e plurale progetto per battere la destra ora al governo.