IL FRAGILE PAESE
di Pierluigi Castellani
La devastante frana di Niscemi ha posto prepotentemente all’attenzione di tutti il problema della fragilità del nostro paese , esposto come è al pericolo del dissesto idrogeologico. Pericolo che , è bene ricordare, interessa tutto lo stivale. L’Italia è il paese del continente europeo più esposto nei confronti di questo pericolo . Sappiamo queste cose da decenni e decenni eppure assistiamo ancora impotenti a quanto di recente accaduto in Emilia Romagna, in Liguria, in Toscana ed altre località dove madre natura ha infierito con profonde devastazioni da cui ancora quei territori non si sono del tutto ripresi. La profonda ferita della frana di Niscemi ora sta lì oscenamente a ricordarci la fragilità del nostro paese nei confronti del dissesto idrogeologico . Ed in molti casi la nostra è una colpevole fragilità. Anche la nostra regione sappiamo che non è esente da questo pericolo. Ci proponiamo sempre di intervenire, in alcuni casi vengono stanziate risorse, che poi puntualmente non vengono utilizzate come sembra sia accaduto anche in Sicilia. Dove è la difficoltà che impedisce di dare risposte adeguate? Non si torni banalmente ad accusare la farraginosità della burocrazia a cui spesso si ricorre per sottrarsi alle vere responsabilità. La verità è che questo tema non è mai entrato tra i primi nell’agenda politica italiana, perché comporterebbe anche un riordino delle varie e diffuse competenze in materia. In primo luogo ci sono le competenze dei vari livelli istituzionali, dal governo nazionale in giù fino alle regioni ed agli enti locali e poi le varie autorità di bacino, varie strutture commissariali, come evidenziato da quanto avvenuto anche a Niscemi. Purtroppo occorre riconoscere, che la politica tutta volta al presente, a raggiungere immediati risultati da far valere alle prossime elezioni , si sottrae alla capacità di avere un pensiero lungo, che guardi anche alle nuove generazioni. E’ emblematico che in Sicilia ed in Calabria tutto ruoti intorno alla faraonica opera del ponte sullo stretto di Messina e si abbandoni tutto il resto, ad iniziare dalla viabilità interna , dal sistema degli acquedotti e dalla rete fognaria, che tra l’altro sono forse alcune delle cause principali della frana di Niscemi. Ora il problema è venuto fuori all’attenzione di tutti. Ci auguriamo che non si perda questa drammatica occasione per dare una scossa positiva alla politica ed all’intero paese. Ma tutto questo interroga anche i singoli cittadini spesso pronti ad assolversi dal diffuso abusivismo edilizio, dal consumo predatorio del territorio, per poi chiedere a gran voce i vari condoni come avvenuto anche recentemente con l’ultima legge di bilancio. Occorre una collettiva presa di coscienza che la terra e la natura che ci circonda non è nostra, ma ci è stata prestata e che la dobbiamo lasciare alle nuove generazioni possibilmente così come l’abbiamo ereditata. Torna così prepotentemente anche il problema ecologico, del cambiamento climatico, che qualcuno torna ancora a negare come purtroppo è avvenuto di recente con l’invettiva lanciata da Donald Trump contro le pale eoliche ed in genere contro tutte le rinnovabili. La ” Laudate sì” di Papa Francesco sta ancora lì a ricordare a tutti la responsabilità che abbiamo nei confronti del creato. Che questo non si cancelli dalla nostra memoria.

