IL VOTO DEL 3-4 OTTOBRE. CHI VINCE E CHI PERDE
di Pierluigi Castellani
Sul voto del 3-4 ottobre, pur essendo una consultazione parziale, si è detto molto e molto ancora si dirà. I partiti, pur affermando che si trattava di amministrative, si sono in qualche modo messi alla prova. Soprattutto per il PD questo test doveva servire ad Enrico Letta per rafforzarsi, tanto che si è messo direttamente alla prova candidandosi nel seggio parlamentare di Siena nelle elezioni suppletive dopo le dimissioni di Pier Carlo Padoan, che ha assunto la presidenza di Unicredit. Si può dire che il test per Letta ed il PD è risultato positivo. Non c’è stata solo la elezione a deputato di Letta ma anche la conquista al primo turno di città come Milano, Bologna e Napoli. I candidati sindaci di queste città hanno vinto, anche al di là delle aspettative, perché hanno saputo aggregare coalizioni vincenti dimostrando di saper conquistare anche voti al di là del perimetro del centrosinistra. In queste elezioni a Bologna e Napoli è stata messa alla prova anche l’alleanza tra PD e 5Stelle, ma permangono forti difficoltà per i ballottaggi di Torino e Roma. Non è dato sapere come si orienteranno gli elettori grillini in queste due città dove , soprattutto a Roma, potrebbero essere determinanti. Ora si vedrà a Torino, Roma, Trieste se i candidati indicati dal PD sapranno aggregare ed essere attrattivi rispetto ai voti che al primo turno hanno sorretto candidati non giunti al ballottaggio. Resta comunque il fatto che i risultati rafforzano la leadership di Letta, che sembra anche aver ben compreso il suggerimento di Prodi che le battaglie identitarie sui diritti non bastano per vincere alle elezioni. Certamente i 5Stelle risultano ridimensionati e non hanno altra strada che perseguire alleanze con i riformisti ed i progressisti. Qualcosa dovrà pur significare se Conte, Di Maio e Fico si sono precipitati, lasciando sola a Roma Virginia Raggi, a Napoli per congratularsi con il nuovo sindaco Manfredi. Nel campo del centrodestra sembra essersi ridimensionata la leadership di Matteo Salvini e non basta la vittoria in Calabria per affermare che il centrodestra unito riesce a vincere, perché è sotto gli occhi di tutti che il duello tra la Meloni e Salvini e le incertezze e contraddizioni dimostrate nel post pandemia non hanno consentito di offrire un credibile proposta di governo agli elettori. Discorso un po’ diverso va fatto in Umbria. La conferma al primo turno della sindaca Stefania Proietti sta a significare che laddove si è ben amministrato e si è dimostrato di avere capacità di aggregare forze al di là dei partiti si può vincere. Ora si vedrà che tanti vorranno annettersi la vittoria ad Assisi perché, come è noto, la vittoria ha migliaia di padri e la sconfitta è orfana. Ma la verità sta nel fatto che Stefania Proietti è stata capace di federare intorno a lei una larga coalizione dimostrando anche di attrarre voti ben oltre il tradizionale centrosinistra. Questa capacità aggregativa purtroppo il PD non l’ha dimostrata nelle due città ,Città di Castello e Spoleto, dove si andrà al ballottaggio. Innanzi tutto non si è stati capaci di tenere unito il PD tanto da giungere al paradosso, a Città di Castello, di vedere al ballottaggio misurarsi due candidati provenienti entrambi dalla medesima area di centrosinistra e già facenti parte della giunta di centrosinistra guidata dal sindaco Bacchetta. Lo stesso discorso si può fare per Amelia dove un PD spaccato non ha neppure giocata la partita contro Laura Pernazza del centrodestra. Tutto questo dovrebbe essere di monito per la dirigenza regionale del PD, di un partito che vive fratture profonde non ancora sanate.

