ITALIA-GERMANIA E L’EUROPA
di Pierluigi Castellani
Si è fatto un gran parlare dell’intesa tra Italia e Germania per dare una scossa all’Europa, che poi si è tutto risolto in un incontro preliminare convocato da Giorgia Meloni prima del Consiglio Europeo informale tenutosi in un castello nelle Fiandre in Belgio. C’è innanzi tutto da notare, che a questo incontro, con vero sgarbo istituzionale, sono stati invitati solo 20 paesi dei 27 che aderiscono all’Unione, una scelta questa che ha motivato le critiche soprattutto della Spagna di Pedro Sanchez, appunto tra gli esclusi dall’invito. Questo fa quindi ben comprendere come l’iniziativa della premier italiana e del cancellerie tedesco sia stata quanto meno imprudente e viziata dal disegno di un nuovo tandem italo tedesco con l’ambizione ,da parte italiana, di sostituire il tradizionale traino franco tedesco, che fino ad ora è stato il vero motore europeo. Questa iniziativa inoltre è sembrata fin dall’inizio pericolosa per chi invece vuole un’ Europa più integrata ed unita. Infatti tra gli argomenti contenuti nel documento italo tedesco c’era il tentativo di tornare indietro rispetto alla proposta di Mario Draghi di un federalismo pragmatico ,che l’ex presidente della Bce ha presentato come una possibile strada per avviare l’Europa verso un orizzonte federale e non verso un maggior potere degli stati nel processo legislativo europeo contenuto nella nota italo tedesca delegittimando così il potere dell’europarlamento, che , è bene ricordare, essendo eletto direttamente dai cittadini europei è l’unico vero depositario della volontà popolare. Non stupisce che questo rinazionalizzare in parte il governo dell’UE venga sottoscritto da Giorgia Meloni il cui sovranismo non sembra essere più latente tanto che Giulio Tremonti, eletto ora nelle file di FDI, da tempo insiste su di un’Europa confederale e non federale come è nei programmi di tutte le forze progressiste e come è abbastanza chiaro nei rapporti di Mario Draghi e di Enrico Letta già da tempo presentati alla Commissione Europea. Quindi è da notare che l’agenda del Consiglio Europeo tenutosi in Belgio sia stata soprattutto incentrata sulle proposte presentate ed aggiornate dai due ex premier italiani, che sono state il vero motore dell’incontro sollecitando l’urgenza di risolvere i problemi legati alla produttività, all’allargamento del mercato comune, ai sistemi finanziari, al debito comune, al costo dell’energia, all’armonizzazione della normativa per facilitare gli investimenti delle imprese ed il loro insediamento fino a raccogliere la cosiddetta proposta del 28° stato contenuta proprio nel documento di Enrico Letta. Pare quindi evidente che il ruolo della premier italiana, presentato dalla destra come un successo, è stato ridimensionato anche perché c’è stato un visibile riavvicinamento di Emanuele Macron e di Friederich Merz, presentatisi alla stampa insieme. Ma l’ambiguità della Meoni nel tenersi equidistante tra Trump e l’Europa non può più essere nascosta, perché potrebbe essere foriera di grossi guai per il nostro paese. E’ evidente che se si va avanti con l’agenda Draghi Letta dovranno essere sciolti i nodi principali, che ostacolano questo cammino e cioè il superamento dell’unanimità nelle decisioni ed il via libera agli eurobond, e su questi temi non sembra che Meloni e Merz la pensino allo stesso modo. Come poi sul rapporto da tenere con l’America di Donald Trump non sembra che in Europa sia prevalente la tiepidezza di Giorgia Meloni come è avvenuto sul caso Groenlandia e sulla risposta ai dazi trumpiani. Insomma se si vuole salvare l’Europa e la sua economia, che, Draghi ha avvertito, sta peggiorando, bando alla retorica e ci si incammini decisamente sulla strada di quel pragmatismo federale suggerito dai due ex premier italiani.

