LA DISATTENZIONE DEI PARTITI
di Pierluigi Castellani
E’ singolare che mentre nel mondo ed anche nel nostro paese si affollano problemi di grandi dimensioni le forze politiche italiane trascorrano queste settimane ultime del 2021 a cercare di piantare bandierine nei provvedimenti del governo o appassionandosi al toto nuovo capo dello stato quando ancora c’è da approvare la legge di bilancio e da attuare le riforme che Bruxelles ci chiede per erogare i cospicui fondi del recovery fund. Non che il problema dell’elezione del nuovo presidente della Repubblica non sia all’orizzonte, ma anticipare continuamente l’ipotesi di questo o quest’altro candidato senza che ci sia stato prima un confronto diretto tra le forze politiche su questo tema è davvero un’esercitazione di scuola, che serve solo a bruciare i nomi che di volta in volta vengono avanzati. I risultati della conferenza sul clima di Glasgow non hanno molto appassionato i politici italiani; hanno lasciato che se ne occupasse solo il ministro Cingolani e non se ne è avuta alcuna eco nelle aule parlamentari. Eppure il problema climatico è il problema più importante che sovrasta il nostro orizzonte. Il riscaldamento del pianeta è un dato oramai acquisito, le turbolenze climatiche che stanno devastando anche il nostro paese sono il risultato della disattenzione che i paesi del mondo hanno fino ad ora dedicato alla decarbonizzazione ed a limitare le emissioni di co2. Lo scontro tra i paesi in via di sviluppo ed il resto del mondo sviluppato è andato continuamente in scena a Glasgow; l’Italia ha fatto la sua parte per evitare un fallimento della conferenza, ma anche il nostro paese ha finito per dover tenere conto delle resistenze della nostra industria ad una più rapida uscita da un’economia inquinante. La spia si è avuta quando l’Italia, insieme alla Germania ed agli Usa, non ha firmato il documento per lo stop all’immatricolazione dal 2035 delle auto non elettriche. Questo significa che la transizione ecologica richiederà cospicui investimenti ed una nuova filosofia produttiva, che potrebbe anche avere un costo in termini di posti di lavoro. Ebbene di tutto questo sì è notata una qualche attenzione nel confronto tra le forze politiche italiane ? Così sta avvenendo nei riguardi del tema dell’immigrazione. I continui sbarchi di immigrati sulle coste italiane, il dramma dei profughi fermati al confine tra Polonia e Bielorussia stanno riproponendo il tema dell’immigrazione come un fatto strutturale e non soltanto episodico. Occorre quindi che tutti ne prendano atto e non si servano di questo tema per lanciare qualche slogan elettoralistico alla Meloni o alla Salvini. E quindi il tema va portato seriamente all’attenzione dell’Europa, perché in Europa vogliono entrare quanti fuggono dalle guerre e dalla miseria come si sta accorgendo ora anche la Polonia, che, non dimentichiamolo, è tra quei paesi che si sono sempre opposti ad una redistribuzione dei migranti ed hanno sempre bloccato tutte le richieste a tale proposito dell’Italia. Ebbene le forze politiche italiane debbono interessarsi seriamente di questo problema sapendo che non potrà essere allontanato con iniziative sporadiche, perché investirà sicuramente anche i prossimi anni soprattutto se non si farà niente per il cambiamento climatico. Il sud devastato premerà sempre verso il nord e l’Italia ne sarà per forza di cose nel mezzo. E poi c’è la questione delle riforme e della legge elettorale. Questioni fondamentali, come si ricordava, per avere i fondi europei e per l’assetto che avrà la politica italiana nella prossima legislatura, che potrebbe essere poi non così lontana. Queste ed altre cose rimangono per ora fuori dal confronto politico italiano mentre le forze politiche continuano ad azzuffarsi per conquistare visibilità all’interno di questa strana maggioranza che regge il governo di Mario Draghi.

