LA GUERRA CONTINUA

di Pierluigi Castellani

Nonostante gli sforzi di molti leader  per arrivare ad un cessate il fuoco la guerra in Ucraina non si ferma.  Continuano i bombardamenti da parte della Russia anche su obbiettivi non militari, continuano a morire vittime innocenti e tanti profughi stanno raggiungendo i paesi ospitali dell’Europa e di oltre Atlantico. L’unico fatto positivo da registrare è che continuano anche le trattative tra la delegazione ucraina e quella russa, ma quando potrà raggiungersi almeno una tregua dei combattimenti non ci è ancora dato di sapere. Naturalmente si parla di tregua, perché per una vera pace la trattiva sarà lunga stante i numerosi punti sui quali sarà difficile trovare un accordo. Nel frattempo sono sorte le problematicità introdotte dall’ultimo discorso di Biden a Varsavia. E’ certo che Biden ha alzato troppo i toni nei confronti dell’inquilino del Cremlino ed ha trovato la presa di distanza dell’Europa , che non vuole tagliarsi i ponti per un dialogo, comunque necessario se si vuole raggiungere l’obbiettivo della fine delle ostilità. Ma l’obbiettivo di Putin sembra oramai chiaro. Con l’accanimento verso la città di Mariupol, oramai la vera città martire di questa insensata guerra, il suo disegno sembra delinearsi: intende congiungere, via terra, la penisola di Crimea all’est dell’Ucraina che oramai controlla, come il Donbass. Finché Putin non ha raggiunto questo obbiettivo è difficile che la trattative tra Ucraina e Russia possa sbloccarsi. Si parla infatti di una similitudine con la la situazione coreana dove entrambe le parti hanno un territorio da controllare. Questo però mina alla radice il principio, rivendicato da Zelenski, della integrità territoriale dell’Ucraina. Quanto il governo ucraino potrà tenere ferma questa posizione e quanto concederà di ritirarsi Putin ? Quali saranno le basi per un onorevole compromesso ? Questo interrogativo pesa tutto sugli incontri che le due delegazioni stanno proseguendo mentre nel frattempo ancora molto sangue scorrerà su quella terra e si stanno accrescendo le rovine delle città, un tempo così vive di cultura e di lavoro ed in cui  le giovani generazioni pensavano di programmare il proprio futuro. Intanto la politica italiana è distratta dalla querelle insorta intorno all’obbiettivo del 2% del pil per la spesa militare dei paesi  Nato, tra cui l’Italia. Si badi bene è un impegno che il nostro paese si era assunto nel lontano 2006 ed ora tornato all’attenzione di fronte alle esigenze di difesa che l’Europa, soprattutto i paesi facenti parte della Nato, si trovano a dover affrontare in un momento in  cui incombe la minaccia alle porte dell’Europa. Naturalmente il 2% è un obbiettivo, che si potrà anche rinegoziare, ma che va rivisto soprattutto alla luce delle esigenze che paesi, come l’Italia, si trovano ad affrontare, ad esempio, per operazioni di peacekeeping. L’Italia  è in Libano, in Kosovo  ed in altri paesi, dove la presenza dei nostri militari impedisce che le parti contrapposte vengano allo scontro ed ove il nostro contingente è anche impegnato in assistenza umanitaria alle popolazioni del luogo. Questo ha certamente un costo, come lo ha la creazione, o il potenziamento, delle tecnologie informatiche per difendere il nostro paese dalle incursioni della guerra cybernetica che si combatte nello spazio. Nello spazio non scorre il sangue, ma le incursioni dall’esterno  possono condizionare la libertà e l’indipendenza di un paese. E’ già avvenuto negli Usa con il tentativo di condizionamento delle elezioni presidenziali e lo sta avvenendo anche in questa guerra con la diffusione di false notizie che disorientano l’opinione pubblica. Questo sta a dimostrare che l’argomento della spesa per la difesa va affrontato con attenzione e competenza senza pregiudiziali ideologiche e certamente anche tenendo conto del forte richiamo di Papa Francesco, che non vuole la diffusione  nel mondo di armi. Insomma l’agenda del governo Draghi è fitta di appuntamenti e di scogli da superare e mentre ci auguriamo che la sua navigazione continui viviamo tutti la speranza che quanto prima cessi il bagno di sangue di  vittime innocenti anche di bambini. La guerra è alle nostre porte. L’Europa, il mondo, attendono con grande apprensione che scoppi finalmente la pace.