LA LEGGE DI BILANCIO E LE TASSE
di Pierluigi Castellani
Quest’anno il confronto sull’annuale legge di bilancio è particolarmente incentrato sulla manovra fiscale, che secondo le intenzioni del governo sarebbe calibrata sulla diminuzione della tassazione per il cosiddetto ceto medio. Senonché tre importanti istituzioni super partes come l’Ufficio di Bilancio del parlamento, l’Istat e la Banca d’Italia hanno contraddetto la narrazione governativa dimostrando, dati alla mano, che la manovra fiscale faciliterebbe di più le fasce reddituali più alte anziché i redditi medio bassi. Il governo, dando ancora la prova di come la destra meloniana sia insofferente verso tutte le autorità di garanzia di cui il paese si è dotato, ha confutato questa tesi mostrando anche qualche manifesta irritazione. Meloni se l’è presa al solito con il suo nemico abituale, cioè la sinistra, ed il ministro Giorgetti ,responsabile della legge di bilancio, si è lamentato di essere stato “massacrato” senza alcuna ragione. A parte la semplice considerazione che il rilievo è venuto non tanto dall’opposizione, che certamente se ne è servita, ma da istituzioni autorevoli ed indipendenti rimane che la scelta del governo forse non è stata ben calibrata dagli uffici del MEF, perché è inevitabile che quando si interviene sulle aliquote, in questo caso la seconda aliquota è stata portata dal 35% al 33%, per forza di cose per effetto trascinamento avrà percentualmente effetti anche sui redditi medio alti anche se indubbiamente un reddito netto di 2.000 euro mensili non si può certo considerare un reddito da ricchi. La verità è che il governo della destra meloniana in cui c’è una componente come la Lega di Salvini, che basa tutta la sua politica sull’ estensione della flat tax e sulla rottamazione delle cartelle esattoriali, non fa che erodere continuamente la progressività della politica fiscale sancita nella nostra Costituzione e che è l’unico strumento ,che può assicurare una qualche redistribuzione della ricchezza. E’ chiaro che chi evoca come Landini la patrimoniale non fa che spaventare l’opinione pubblica senza contare ,che anche nell’area progressista la parola patrimoniale suona “sinistra”, tanto che il furbo Giuseppe Conte, che gioca una sua particolare partita per la premiership del centrosinistra, si è guardato bene dallo sposare questa proposta un po’ populista e demagogica. La verità sta nel fatto che un governo a caccia di risorse deve prendere di petto la vera questione dell’ingiusta politica fiscale. Infatti per aumentare le entrate dello stato senza spremere i contribuenti leali si deve affrontare con serietà il problema dell’elusione e della evasione fiscale tanto che secondo i più seri analisti l’economia sommersa, che sfugge ad ogni tassazione, sta continuamente aumentando. E poi, senza giungere al paradosso del compianto Padoa Schioppa che ebbe a dir che è bello pagare le tasse, va decisamente stigmatizzata la contrarietà del governo della destra a misure fiscali improntate ad assoluta equità e rispettosa del dettato costituzionale quando è guidato da una premier ,che ha paragonato le tasse ad un pizzo di stato , e quando c’è un vicepremier come Salvini che non la smette mai di invocare condoni per gli evasori e rottamazione delle cartelle. E’ soprattutto su queste cose che va costruita una alternativa al governo rendendo consapevole il paese, che senza una seria e giusta politica fiscale e senza un piano industriale realistico e necessario per lo sviluppo, con la fine dei fondi del Pnrr l’Italia, secondo i più seri analisti, entrerà in recessione.

