LA LEZIONE DI BUDAPEST

di Pierluigi Castellani

La sconfitta di Orban  e la vittoria del suo rivale Péter Magyar è stata salutata con sollievo e soddisfazione  da tutta Europa ed anche Italia, tranne che nella destra sovranista a cui è oramai iscritta la Lega di Salvini, è stata appresa con calorosa partecipazione. Anche i leader del centrosinistra non sono mancati di iscriversi tra coloro che oramai oramai guardano all’Ungheria come un partner affidabile. Ma da Budapest viene una lezione anche per loro e soprattutto per coloro, che si professano nel campo progressista. Infatti in Europa Orban è stato sconfitto clamorosamente ed ampiamente da un leader, che fino a due anni fa era nelle file del partito di Orban,  sulla base di una piattaforma non ascrivibile facilmente  al progressismo. Magyar è un politico di centrodestra iscritto al PPE tanto è vero che in Italia la sua vittoria è stata salutata più calorosamente da Taviani e Maurizio Lupi, cioè dai rappresentanti di due forze politiche che in Europa aderiscono al PPE. A sinistra dovrebbero invece guardare alle semplici parole d’ordine offerte all’elettorato magiaro: “Europa”, ” democrazia” e ” lotta alla corruzione”. Cioè  un programma facilmente comprensibile e tale da suscitare negli ungheresi nuove speranze, capaci di portarli numerosi alle urne. Il centro sinistra, che aspira a battere Giorgia Meloni , alla quale è stata data più di una bacchettata dopo la vittoria del no al referendum sulla giustizia, dopo la sconfitta di Orban del quale si dichiarava amica e dopo le scudisciate inflittele dal suo “amico ”  Trump , e che ora  si trova ad affrontare una crisi energetica inaspettata , che mette in crisi le famiglie italiane , può sì avere concrete possibilità di battere la premier alle prossime elezioni del 2027, ma il centrosinistra dovrebbe parlare ad una voce sola all’opinione pubblica italiana e con parole d’ordine , che facilmente possano essere comprese e suscitare negli italiani la voglia di cambiare. Invece purtroppo nel campo di coloro che si professano progressisti si è ora invischiati in una lotta per la leadership a cui l’opinione pubblica non si interessa affatto, mentre non si appresta ancora una linea programmatica comune di cui si parla ma che non viene mai alla luce e  che colga le esigenze che stanno a cuore al popolo italiano : stabilità e certezza nel governo del paese, lavoro dignitoso e giustamente retribuito, servizi pubblici essenziali potenziati ed efficienti come sanità, scuola e trasporti pubblici e sicurezza . Parola quest’ultima che non può essere lasciata alla destra e che per ora sembra essere solo nella preoccupazione dei sindaci di centrosinistra come Lepore, Salis, Manfredi ed altri, cioè di coloro che si scontrano quotidianamente con il disagio in cui di vive nelle periferie delle grandi città abbandonate spesso a sé stesse. Occorre in questo imparare la lezione che viene da Budapest , cioè non affannarsi troppo  intorno ai rispettivi ideologismi ma guardare all’essenzialità dei problemi della gente comune, la cui preoccupazione è spesso quella di vivere dignitosamente in pace e con l’accesso garantito ai servizi essenziali , che la comunità politica dovrebbe a tutti assicurare. Si aspettano quindi anche dai leader del centro sinistra parole d’ordine facilmente comprensibili e capaci di suscitare speranze, che costringano gli elettori ad andare numerosi alle urne.