LA REPUBBLICA HA 80 ANNI

di Pierluigi Castellani

Ad  ottanta anni di vita di solito si redige un bilancio degli obbiettivi raggiunti e di quanto invece si è perso lungo la strada. Valutando in questo modo anche la vita della nostra repubblica si può ragionevolmente dire, che il bilancio è largamente positivo. L’Italia con la scelta repubblicana ha potuto chiudere con la sua storia monarchica, macchiatasi per la compromissione con il fascismo,  facendo entrare il nostro paese nel novero delle consolidate democrazie del mondo e con il suffragio universale ha iniziato quel cammino di libertà e pace di cui ancora oggi godiamo. Ho un’età che mi consente di ricordare quel mattino in cui mia madre, accompagnata da mio padre, si recò al seggio per la prima volta nella sua vita e quello fu il segnale, che  ha consentito alle donne italiane, raggiungendo la parità in tutti i loro diritti e doveri con gli uomini, di contribuire ad arricchire di valori e di nuovi contenuti la storia del nostro paese. Il suffragio universale fu l’inizio di una lunga storia, che ha permesso alle donne italiane di essere protagoniste di conquiste sociali , che hanno inserito  l’Italia in quella modernità senza la quale il nostro paese non avrebbe mai potuto  sedersi tra i grandi del pianeta. Certamente la nostra democrazia, come anche del resto altre nell’occidente, può apparire vecchia ed ammaccata perché non riesce a tenere il passo con i grandi rivolgimenti tecnologici e sociali del pianeta. Ma contrariamente a quanto avviene in qualche altro paese ha ancora tutti gli strumenti e le potenzialità per farvi fronte. E gli italiani vogliono bene a questa repubblica e lo hanno dimostrato opponendosi a tutte le riforme costituzionali, che tentavano di minare l’impianto iniziale dato ad essa dai nostri padri costituenti. Adesso c’è chi tenta di cambiare questa nostra storia democratica anche surrettiziamente , ad esempio proponendo una legge elettorale, che sarebbe l’anticipo di quella riforma del premierato voluta dalla destra oramai insabbiatasi in parlamento. Certamente modifiche saranno anche necessarie per dare concreta forza all’idea di una democrazia decidente, che oramai si sta facendo strada anche tra coloro più refrattari a toccare la nostra costituzione. Del resto già l’impianto data alla nostra carta fondamentale dall’assemblea costituitasi proprio in quel lontano giugno di ottanta anni fa è proprio quello di una democrazia rappresentativa e decidente.  Se la nostra democrazia non fosse stata anche decidente il paese non avrebbe potuto vivere questi ultimi ottanta anni  senza quelle conquiste economiche e sociali, che rendono l’Italia così attraente nel mondo. E lasciatimi pensare, che a tutto questo ha contribuito anche mia madre con l’andare al seggio quel lontano 2 giugno insieme a tutte le altre donne italiane per la prima volta nella loro vita.