LE GRANDI SFIDE E LA DEBOLEZZA DELLA POLITICA

di Pierluigi Castellani

E’ innegabile che viviamo un tempo di grande sfide. Non ci sono solo le guerre che ancora infiammano il mondo e il difficile assetto economico di molti paesi, c’è l’abbandono del multilateralismo e la debolezza, se non il tramonto, di tutte le organizzazioni internazionali con le quali il pianeta cercava di trovare un difficile equilibrio, che solo può indurre alla pace. Il diritto internazionale non è più rispettato come non sono più garantiti in molti paesi i diritti inviolabili delle persone ed il futuro delle nuove generazioni è sempre più incerto. In questa situazione il governo Meloni si trova ad affrontare il quinto anno più difficile della sua vita, che non è certo riscattato dal mantra ripetuto ad ogni occasione della sua lunga longevità e stabilità. Si può essere stabili quanto si vuole, ma non è certo la stabilità il valore assoluto che può caratterizzare una stagione politica. Ed ora c’è la crisi economica aggravata dalla guerra del golfo con l’aumento repentino del costo dell’energia, che porta come conseguenza l’ulteriore impoverimento delle famiglie italiane, l’aumento dell’inflazione ed un bilancio, quello italiano, reso rigido per l’essere gravato dal più alto debito pubblico dei paesi europei. L’Italia risulta anche il paese con l’incremento più basso del pil nonostante l’Italia abbia usufruito del maggior volume ,tra i paesi europei, dei fondi del PNRR. La premier si vanta continuamente di avere diminuito la disoccupazione ed aumentato i contratti a tempo indeterminato, ma non dice nulla sull’aumento della povertà, sull’aumento delle persone che non si possono curare , sull’aumento della pressione fiscale che grava soprattutto sul ceto medio e sulla crescita delle diseguaglianze, che ancora rende più fragile il tessuto sociale e mina la sua coesione. E dopo più di quattro anni di governo “stabile” il paese si trova a non aver affrontato nessuna delle riforme annunciate e promesse  in campagna elettorale. L’unica che il parlamento aveva approvato è stata  quella sulla separazione delle carriere dei magistrati, clamorosamente naufragata nel referendum popolare cui è stata sottoposta, per l’evidente motivo, che il paese non ne aveva bisogno mentre era solo una bandierina, che FI , il partito fondato da Berlusconi, voleva intestarsi. Le altre sono oramai su un binario morto, come quella sul premierato, mentre quella sull’autonomia differenziata è caduta sotto i colpi della Corte Costituzionale e sarà difficile che potrà rialzarsi. Che cosa rimane allora degli anni del governo di Giorgia Meloni? Ben poco, perché anche la sua tanto sbandierata credibilità internazionale si è rivelata fragile e costruita su un presupposto sbagliato, quello della sua amicizia con Donald Trump, con leader sovranisti europei poi abbandonati dagli elettori e sulla difesa acritica del governo Netanyahu. Proprio Trump e Netanyahu scatenando la guerra del golfo sono quelli che stanno proprio mettendo in difficoltà la Meloni per il vertiginoso rincaro del costo dell’energia, costringendo la premier inoltre a scegliere tra le sue vantate amicizie e la solidarietà europea. Purtroppo di fronte a queste grandi sfide del nostro tempo la politica, e non solo quella italiana, è sempre più debole. Ci vorrebbe la lungimiranza di grandi statisti, come quelli che affrontarono il dopoguerra della seconda metà del novecento , ma la politica è sempre più debole, perché l’ordine internazionale è stato disarticolato ed è sempre più in mano ai potenti di turno mentre la scena internazionale è dominata da due attori principali, l’America di Trump e la Cina di Xi Jinping, cioè da chi sta mortificando  e dissipando la democrazia americana e da chi alla democrazia oppone il governo del partito unico. Chi ci salverà da questa pericolosa forbice? Certamente una tenace difesa della democrazia e del valore della politica contro ogni velleitario e pericoloso populismo e contro ogni autoritarismo il cui distruttivo fascino speriamo che non inganni più nessuno.