LE VERITA’ NASCOSTE
di Pierluigi Castellani
La ennesima evocazione del complotto contro il governo Meloni, che sarebbe stato ordito addirittura dal Quirinale, non solo sembra aver portato del freddo nei rapporti tra Palazzo Chigi ed il Colle più alto ma è la dimostrazione di come il governo della destra sta vivendo i rapporti istituzionali, che invece dovrebbero essere sempre impostati ad assoluta correttezza. E’ da quando è nato il governo Meloni, che FDI denuncia complotti e nemici, che gli impedirebbero di portare a termine il programma. Ma tutto questo rivela delle verità inutilmente nascoste e che riguardano soprattutto il vissuto della destra emerso già nella campagna elettorale di tre anni fa. La prima verità è che nell’assumere la guida del paese la destra si è ritrovata senza una classe dirigente adeguata e senza un adeguato profilo di governo , che invece ha dovuto inventare di volta in volta. Inoltre il prestigio internazionale di cui Giorgia Meloni si vanta non è frutto della sua storia. La Meloni infatti si è seduta a Palazzo Chigi ed ha sfruttato, questo sì intelligentemente, un prestigio che l’Italia aveva già perché paese fondatore dell’UE ,per la sua salda collocazione nella Nato e per il ruolo esercitato nella politica estera, sempre coerente ed ancorata saldamente ai valori dell’Occidente, ma aperta ai paesi in via di sviluppo, nell’area asiatica e nel rapporto Est Ovest, ferma sui valori, ma sempre aperta ad intessere nuove vie diplomatiche per costruire vie di pace. La storia di Meloni è al di fuori di tutto questo, gelida se non apertamente contraria all’UE e nei confronti di quella che possiamo chiamare la scelta atlantica. Il nazionalismo ed il sovranismo di cui si è sempre nutrita non appare mai superato tanto che parlando del paese usa il termine nazione dimenticando, che l’Italia per la nostra Costituzione è stata costruita partendo dal concetto di repubblica. La nazione infatti è ben altro, certamente richiama il vissuto di una identità e di un radicamento territoriale, ma la nostra Costituzione parla di repubblica rimandando ad un concetto più ampio, che non esclude altre identità, quelle che i tedeschi chiamano ” heimat” . Basti pensare alle regioni ai nostri confini per comprendere l’ispirazione dei nostri costituendi quando hanno previsto regioni autonome con bilinguismo ed autonomia rafforzata, consentendo alle varie “heimat “di convivere pacificamente. Quindi il prestigio internazionale l’Italia se lo è guadagnato da tempo fin da quando la premier, giovane dirigente del MSI e e poi di AN si è affacciava sulla scena politica. Ma il complesso dell’accerchiamento e dell’evocazione costante del nemico deriva anche dal fatto, che la premier si è trovata a gestire una realtà economica, che aveva bisogno di una forte cultura di governo, che invece ha dovuto improvvisare. Come si spiegherebbero altrimenti le sue giravolte su temi altisonanti della sua campagna elettorale come l’abolizione delle accise sui carburanti, il tanto evocato blocco navale contro gli immigrati, il superamento della legge Fornero sulle pensioni e così via. E poi c’è la situazione economica, che il governo Meloni nasconde quando invece è seria. L’economia italiana sta galleggiando ed il paese non è in recessione solo perché ha potuto contare sulle risorse del Pnrr, a cui FDI si oppose in Europa , e quando queste risorse finiranno nel 2026 l’Italia si ritroverà davvero in recessione perché nel frattempo il governo della Meloni non ha prodotto una seria politica industriale e di sviluppo non risolvendo così il problema dei bassi salari e dell’impoverimento di larghe fette di popolazione e non affrontando il superamento della precarietà di molti lavori, che pure consentono alla Meloni di vantarsi di aver diminuito la disoccupazione nel paese. Quando questo avverrà la destra ne dovrà prendere amaramente atto perché non potrà più nascondere questa amara verità agli italiani evocando ancora complotti e nemici e alimentando polemiche inopportune e non rispettose di quei pesi e contrappesi di cui si nutre un vera democrazia, e tra questi c’è certamente la figura del Capo dello Stato il cui ruolo la Meloni con la sua riforma del premierato vuole ridurre invece ad una mera figura di rappresentanza.

