LONGEVITA’ E INERZIA
di Pierluigi Castellani
Giorgia Meloni si appresta a celebrare in pompa magna la longevità del suo governo in un momento in cui la nostra economia sta soffrendo a causa della guerra all’Iran di Trump e Netanyahu e in un contesto geopolitico in cui l’Italia è costretta all’angolo per le scelte errate e non oculate in politica estera. La premier è passata dalla umiliante piaggeria nei confronti di Donald Trump alla freddezza di oggi, dall’ostentata amicizia con Ursula von der Leyen alla riscoperta del sovranismo isolazionista delle ultime avventate posizioni in ordine al governo dell’immigrazione. Insomma sono molti gli osservatori che notano come ci sia poco da celebrare di questi quattro anni e più del governo del paese. Infatti non si può non notare come la longevità sia accompagnata da una sostanziale inerzia nei confronti dei reali problemi dei cittadini. Nessuna riforma, delle tante promesse, è stata fatta e soprattutto non si affrontato il problema dei bassi salari, delle diseguaglianze che affiggono la società italiana e certamente non si è dato sollievo alle famiglie che hanno visto taglieggiato per l’inflazione il valore reale degli stipendi e delle pensioni. Ora il ministro Giorgetti si affanna a cercare le coperture per i timidi sconti sulle accise dei carburanti rincorrendo di quarantottore in quarantottore l’aumento del petrolio, che deve subire tra l’altro gli sbalzi di umore del capo della Casa Bianca con i suoi avventati annunci di apertura dello stretto di Hormuz quando invece lo stretto rimane nelle saldi mani di Teheran. Si parla di qualche bonus e a giorni alterni di tassare gli extra profitti. Insomma nulla di veramente strutturale ,che possa riportare il costo dell’energia a livelli sopportabili per famiglie e imprese. La verità è che questa vantata longevità di governo sta mettendo in luce come dal 2022 niente delle tante promesse elettorali è stata onorata. La rigidità del bilancio italiano ha costretto la premier ad un bagno di verità a cui è seguito un continuo rinvio nell’ affrontare i problemi del paese , che possono essere superati solo con coraggio e lungimiranza di visione e prendendo atto che le disuguaglianze sociali sono affrontabili con un’equa riforma fiscale rispettosa del dettato costituzionale sulla progressività dell’imposta. Ed invece anche qui si è andato avanti con bonus e con l’ampliamento della flat tax , che è proprio la negazione della progressività. Non si tratta di negare in assoluto l’uso limitato della flat tax ma di prendere finalmente atto di quanto emerge dai dati, che annualmente vengono pubblicati dall’Istat e resi noti anche da altri istituti di ricerca. La verità è che il gettito Irpef, che proviene dai pensionati e dai lavoratori dipendenti, cioè appena il 50% dei contribuenti, rappresenta l’80% delle entrate dello stato. Con la politica fiscale favorendo alcuni e danneggiando altri si creano alleanze e blocchi sociali. Sarebbe giunto il momento di favorire l’alleanza ed il blocco sociale degli onesti contribuenti.

