SE NON ORA QUANDO
di Pierluigi Castellani
Si sta diffondendo tra i leader del centrosinistra un non troppo giustificato ottimismo sulla possibilità di battere alle prossime elezioni Giorgia Meloni per la difficoltà mostrata dalla premier nella sua ultima conferenza stampa su temi come l’economia, le tasse ,l’aumento del carrello della spesa e sul problema dei bassi salari, che affliggono le famiglie italiane. C’è inoltre la manifesta difficoltà di tenere insieme la sua litigiosa maggioranza sui temi di politica estera e sulla sicurezza delle nostre città. Ma basta questo per credere contendibile il governo del paese e dare per molto probabile la vittoria del centrosinistra? A questa domanda ha cercato di rispondere Paolo Mieli con il suo editoriale sul numero dell’11 dicembre del Corriere della Sera, riproponendo poi , il giorno dopo, la questione della costruzione dell’alternativa in un confronto diretto con la segretaria del PD Elly Schlein sulla rete televisiva la 7 . L’autorevole editorialista ha riproposto la sua tesi secondo la quale l’alternativa alla destra si deve costruire ora con un passaggio programmatico, che metta al lavoro sullo stesso tavolo tutte le forze politiche di opposizione, che hanno interesse a dare al paese un governo più unito e più coerente sia sul piano interno che su quello internazionale. La segretaria del PD ha manifestato ancora una volta il suo ottimismo adducendo come motivo il successo avuto dal centrosinistra nelle ultime consultazioni elettorali e assicurando che il lavoro per l’alternativa è già iniziato e sta proseguendo. Qualche scetticismo però tra gli ascoltatori dovrebbe essere rimasto perché ora non c’è più molto tempo da qui al 2027 mentre poi le forze del centrosinistra sembrano distratte dalla gara per la leadership anziché impegnate a sciogliere i nodi soprattutto nella politica internazionale, che vedono spesso PD, Movimento 5Stelle e Avs su fronti contrapposti sia sul tema della sicurezza, del ruolo della Nato e della Europa. Sono infatti molti i casi che vedono il PD e gli altri votare in modo contrapposto nel parlamento italiano e nel Parlamento Europeo sui temi caldi del momento. E poi ci sono i temi economici dove tranne che sul salario minimo non emergono solide proposte di alternativa in un momento in cui l’Italia rischia la recessione con la fine dei finanziamenti del Pnrr. Questa alternativa va costruita ora anche con la scelta della leadership, che in modo condivisa la possa rappresentare. C’è solo un anno di tempo perché questa alternativa venga offerta in modo credibile agli elettori per essere valutata ed apprezzata. C’è certamente il nodo della legge elettorale che la maggioranza vorrebbe modificare anche se in quel campo ci sono diverse e contrastanti valutazioni. Insomma c’è molto da lavorare ha fatto capire Paolo Mieli e se non si inizia subito si rischia di arrivare all’appuntamento delle elezioni senza un progetto di alternativa credibile e apprezzabile dagli elettori. Appunto: se non ora quando?

