UMBRIA BASSI SALARI E CERVELLI IN FUGA

di Pierluigi Castellani

Il rapporto dell’Agenzia Umbra Ricerche ( AUR ) diffuso di recente offre una fotografia dell’ Umbria  certamente non tranquillizzante. I bassi salari, soprattutto nel privato, ci dicono che in Umbria i lavoratori hanno basse qualifiche e quindi non ben retribuite, situazione che coinvolge anche i quadri, mentre rimane una scarsità di qualifiche dirigenziali meglio retribuite. Questa situazione denuncia la presenza soprattutto di piccole e medie aziende e della scarsa produttività dovuta in prevalenza a mancanza di innovazione e di alta  tecnologia legata proprio alla scarsa dimensione delle aziende. L’offerta di lavoro è prevalentemente di basse qualifiche ed è per questo che i giovani umbri preparati preferiscono trovare maggiori opportunità fuori della regione ed anche dell’Italia. Ne deriva un quadro che dovrebbe sollecitare tutti, non solo le istituzioni, a prendere atto della necessità di un salto di qualità della regione, relegata ora tra le regioni con i salari più bassi del paese. Questa situazione certamente interpella la rete istituzionale, dai comuni alla regione, ma anche lo stesso governo nazionale, che deve porsi il problema dell’Italia intermedia soprattutto in relazione alla qualità dei servizi erogati, che dipendono in gran parte dalla scarsità delle risorse come per la scuola, l’istruzione universitaria, e la sanità, ma anche dalle politiche industriale nazionali. In questo momento di incertezza dovuta alla guerra dei dazi innescata da Donald Trump c’è poi da riflettere al peso notevole che l’export ha sull’economia regionale soprattutto nel settore enogastronomico, del tessile e dell’abbigliamento,  i settori più interessati al mercato degli Usa. E’ quindi ancora più urgente prestare attenzione alla crescita delle aziende umbre in termine di dimensione e di utilizzo dell’innovazione tecnologica. C’è infatti di migliorare la produttività e di ricercare nuovi mercati per affrontare la sfida della qualità del prodotto. Solo così si potrà migliorare  l’offerta di lavoro anche con la richiesta di qualifiche legate a salari più elevati. Infatti secondo il rapporto dell’AUR, redatto da Elisabetta Tondini, il 51% dei giovani umbri che lavorano sono operai e la loro retribuzione annua è di 15.071 euro ed un giovane quadro umbro guadagna il 26% in meno della media nazionale. Queste problematiche non si affrontano se non c’è una convergenza di intenti di tutti gli attori politici e sociali dell’Umbria. Questo rapporto serve a dare una maggiore consapevolezza delle sfide che attendono la regione. E’ bene che tutti ne abbiano consapevolezza.