UNA RIFORMA INUTILE
di Pierluigi Castellani
L’annunciato referendum sulla riforma della giustizia richiesto sia dalla maggioranza di governo che dall’opposizione sta infiammando già il confronto politico tra i favorevoli ed i contrari, naturalmente per opposte ragioni, ma che a, ben guardare, in gran parte non riguardano il merito della riforma bensì il significato politico , che può avere. Per il governo la vittoria dei sì sarebbe una vittoria della maggioranza guidata da Giorgia Meloni e potrebbe suggerire di anticipare le elezioni al 2026 per fare il pieno dei voti con la vittoria del governo e per l’opposizione invece la vittoria dei no sarebbe un ordine di sfratto per la premier, che occupa Palazzo Chigi. Invece sarebbe opportuno che tutti si attenessero al merito della riforma, che non riguarda certamente la giustizia, che ha ben altri problemi come la sua esasperante lentezza, la mancanza di risorse per completare gli organici sia dei magistrati che delle cancellerie, il miglioramento delle condizioni delle carceri per il vergognoso affollamento , che non consente di raggiungere quanto prevede la Costituzione all’art.27, che recita :” le pene….devono0 tendere alla rieducazione del condannato”. Di tutto questo non si parla nella riforma del guardasigilli Nordio, che prevede soltanto la separazione delle carriere tra la magistratura requirente e giudicante ,con lo sdoppiamento del CSM sottraendo ai due organi di autogoverno il giudizio disciplinare affidato invece ad un alta corte di giustizia e il sorteggio dei componenti dei due CSM per sottrarre – si dice- i due organismi al condizionamento delle correnti, come se queste venissero cancellate solo per il sorteggio dei magistrati, che comunque ad essi non può essere impedito di volontariamente associarsi. Insomma ben poco di tutto questo interessa i cittadini ed i loro problemi con la giustizia. Ed allora viene spontaneo chiedersi perché il governo ha voluto questa separazione delle carriere? Si dirà per assicurare una maggiore terzietà del giudizio quando invece sotto nasconde una conclamata insofferenza da parte dello stesso governo per tutti le autority di controllo. E quella dell’ordinamento giudiziario è la più importante, sia per il contrasto a molti atti di governo come quello sulla costruzione in Albania degli hot spot, come il controllo della Corte dei Conti sul ponte di Messina ed altro. L’insofferenza è evidente anche nell’atteggiamento del governo in tutto quanto riguarda quei pesi e contrappesi, che caratterizzano una vera democrazia e che – guarda caso – e la stessa insofferenza di Donald Trump, amico della Meloni, nei confronti di chi lo ostacola, sia magistrato sia autorevole giornalista. Per cui questo provvedimento nasconde la volontà di punire i magistrati, soprattutto i pm , non capendo che proprio questa separazione rafforzerebbe le procure, svincolate perché separate da quella terzietà imposta comunque alla magistratura. Lo ha scritto con lucidità Luciano Violante sul Corriere della Sera del 4 novembre :”Volevano indebolire i pm -scrive Violante- e invece li si è rafforzati, creando un corpo di accusatori che non ha eguali in nessun paese civile . I danni se il referendum confermerà la riforma, ricadranno sui cittadini e sulla stessa politica”. Ed allora è legittimo chiedersi perché tanta fretta ed insistenza da parte del governo, che ha imposto al parlamento l’approvazione di questa riforma senza che il parlamento potesse apportarvi neanche qualche lieve modifica. C’è infatti chi risponde trattarsi di una poderosa arma di distrazione di massa per distogliere i cittadini dai veri problemi del paese, che con la fine delle risorse del pnrr si sta avviando verso la recessione economica, senza pensare ai bassi salari, all’aumento della povertà ed alla precarietà di molti lavori. A meno che, come qualche malizioso suggerisce, che questa sia la prima tappa per portare le procure sotto il controllo dell’esecutivo, il che sarebbe un enorme tradimento dello spirito della nostra carta costituzionale.

