UN’ALTRA GUERRA

di Pierluigi Castellani

Ancora una guerra in un mondo già dilaniato da altre guerre e da focolai che non si spengono come a Gaza. Ma quando si abbandona il multilateralismo e si paralizzano le organizzazioni internazionali come l’ONU e il dominio del potere e della forza governa il pianeta allora la guerra viene usata come l’unico strumento per la risoluzione dei conflitti. Così è avvenuto in questi giorni con l’operazione militare (anche questa speciale?), che ha portato Trump e Netanyahu a bombardare l’Iran  interrompendo i negoziati di Ginevra tra Usa e Iran . Sappiamo che il nodo sta nell’impedire al regime degli ayatollah di dotarsi dell’arma nucleare, ma l’azione era pensata e programmata da tempo. Racconta infatti Romano Prodi su Il Messaggero del 2 marzo, che quando si incontrò bilateralmente nel 2007 con Israele : ” Con l’allora primo ministro israeliano Olmert esaminavamo con amicizia e diligenza  tutti i passi necessari per rendere possibile una tollerabile convivenza fra ebrei e palestinesi. Con Benjamin Netanyahu, allora capo dell’opposizione, il colloquio è stato invece molto più semplice. Chiedeva all’Italia un’unica cosa: fare pressione sul presidente americano G.W. Bush perché autorizzasse Israele a bombardare Teheran”. Ora è quindi chiaro che Trump ha dato quella autorizzazione,  coinvolgendo gli  stessi Usa nel conflitto con l’intenzione, neppure tanto celata, di un cambio di regime in Iran. Naturalmente nessuno rimpiange la guida suprema Khamenei dimostratosi uno spietato dittatore e sanguinario repressore delle proteste di piazza, nonché nemico della libertà delle donne iraniane costrette a vedersi negare i più elementari diritti, ma la storia ci ha insegnato che la democrazia non la si esporta con la forza. Basta guardare quanto avvenuto nella Libia del dopo Gheddafi, in Iraq del dopo Saddam Hussein e in Afghanistan dove ancora dominano i talebani , e quindi un auspicabile cambio di regime in Iran non è possibile se l’opposizione non si organizza con un programma ed una credibile leadership. Insomma il futuro degli iraniani è nelle mani degli stessi iraniani in un paese dove purtroppo il fanatismo religioso ha molta influenza e dove il regime degli ayatollah ha militarizzato tutto il paese. Non resta quindi che sperare che gli appelli alla deescalation vengano ascoltati e che si torni alla diplomazia ed al dialogo per non correre il rischio che il conflitto si estenda a tutto il medio oriente come purtroppo in parte sta già avvenendo. E l’Europa, e l’Italia ? L’Europa è ancora disunita e la sua voce è flebile mentre l’Italia non è stata avvisata dell’incombere della guerra come è  invece avvenuto con altri paesi. La tanto decantata amicizia tra Trump e le Meloni si è dimostrata più vantata che reale , tanto che il nostro ministro della difesa Crosetto  si è fatto trovare a Dubai anziché seduto alla sua scrivania al ministero.