Caro gasolio, autotrasportatori umbri pronti a fermare i mezzi per cinque giorni

“Se dall’incontro che il governo ha finalmente convocato per il 22 maggio non arriveranno provvedimenti indispensabili per consentire la sopravvivenza delle nostre imprese, saremo costretti a dare attuazione al fermo dell’autotrasporto”. Anche gli autotrasportatori umbri attendono il confronto di venerdì a palazzo Chigi, dal cui esito dipende la messa in atto del fermo proclamato dal 25 al 29 maggio da il coordinamento nazionale delle principali sigle dell’autotrasporto (Unatras), a cui aderiscono Cna Fita, Confartigianato, Legacoop, Fai e Confcooperative. “Quello del fermo – affermano in una nota congiunta Marcello Volpi, Stefano Boco, Matteo Ragnacci e Vittore Fulvi, rispettivamente presidenti dell’Umbria di  Cna Fita, Confartigianato Trasporti, Legacoop Produzione e Servizi, insieme a Lorenzo Mariani segretario di Confcooperative Umbria – è uno scenario che avremmo voluto evitare, che abbiamo soppesato a lungo con grande senso di responsabilità, ma che potrebbe diventare inevitabile di fronte all’escalation del costo del carburante e del lungo silenzio da parte del governo di fronte al nostro grido d’allarme”. Le oltre 1300 imprese umbre da mesi stanno operando in perdita, potendo trasferire solo una minima parte dei rincari lungo la filiera della logistica. “Si tratta di spese per 1.100 euro in più al mese per ogni mezzo, creando problemi di liquidità che i pochi interventi adottati dal governo hanno appena mitigato, come abbiamo denunciato da tempo” aggiungo i rappresentanti umbri di Unatras. Intanto, in attesa dell’incontro del 22, l’organizzazione della protesta sul territorio umbro ha preso il via, con la trasmissione delle necessarie comunicazioni a Prefetture, Questure, Istitutzioni e rappresentanze sindacali dei lavoratori. “Se alla fine siamo costretti a lasciare i nostri mezzi fermi per cinque giorni, i disagi saranno enormi per tutti: dal rischio scaffali vuoti per mancata consegna dei prodotti, alle ripercussioni per le filiere produttive, che dipendono fortemente  dal trasporto delle merci su gomma. Sebbene convocati con molto ritardo rispetto alle attese ci auguriamo che dall’incontro del 22 maggio a Palazzo Chigi, arrivi la risposta alle nostre legittime richieste: messa a disposizione di risorse adeguate a compensare il mancato recupero delle accise; sospensione temporanea dei versamenti contributivi e previdenziali; riduzione da 60 a 10 giorni del silenzio-assenso per fruire del credito d’imposta sulle accise”, affermano i responsabili delle associazioni. Ma anche interventi per sostenere in modo strutturale il settore, a partire dal rafforzamento della clausola contrattuale di adeguamento della tariffa al costo del carburante, per evitare che ogni turbolenza del mercato dell’energia metta in ginocchio le imprese. Se non arriveranno segnali concreti, il fermo dei mezzi proseguirà il suo corso. “E’ arrivato il momento di riconoscere all’autotrasporto il suo ruolo strategico all’interno dell’economia nazionale, soprattutto in un Paese come l’Italia in cui il 90% della merce viaggia su strada. Non possono essere sempre i trasportatori a pagare il prezzo più alto ad ogni crisi”, concludono Volpi, Boco, Ragnacci, Fulvi e Mariani.