Detenuto morto dopo avere incendiato la cella nel carcere di Perugia
Un detenuto tunisino di 56 anni è morto questa mattina nel carcere di Capanne, a Perugia. L’uomo – secondo il racconto del segretario del sindacato Autonomo polizia penitenziaria, Fabrizio Bonino – era stato spostato da Reparto penale a quello circondariale ed è lì che ha “inscenato la drammatica protesta che gli è costata la vita”. Il pur “tempestivo intervento degli agenti” non ha potuto impedire il tragico evento. La tragedia si è consumata nella terza sezione del carcere perugino, “da tempo al centro delle critiche sindacali per la sua fatiscenza, tanto che nel corso di una recente visita ispettiva del Sappe i vertici nazionali e regionali del sindacato avevano chiesto al Dap di valutare attentamente la possibilità di un cambio ai vertici dell’Istituto, in quanto solo attraverso una gestione più attenta e responsabile si potranno garantire condizioni di lavoro dignitose al personale e un’effettiva sicurezza all’interno della struttura”. Sulla morte del 56enne tunisino sono in corso approfondimenti per ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. Probabilmente il maghrebino ha appiccato un incendio nella cella dove era detenuto e le fiamme lo avrebbero colpito. Naturalmente non ci sono ancora ricostruzioni ufficiali su quanto accaduto. Il detenuto è stato poi accompagnato all’ospedale di Perugia in condizioni disperate ed è deceduto poco dopo. Le indagini sono condotte dalla Procura della Repubblica di Perugia. Sarà comunque l’autopsia a chiarire le cause della morte del 56enne anche se l’ipotesi ritenuta al momento più probabile è che il decesso sia legato a un’asfissia. Il detenuto era da solo in cella, dove sembra fosse appena tornato dall’infermeria. A quel punto si è chiuso nel locale e ha appiccato le fiamme. Proprio per cercare una soluzione strutturale ai problemi denunciati dal Sappe, martedì si era tenuto un incontro con il direttore generale beni e servizi dell’Amministrazione penitenziaria, Antonio Bianco, durante il quale sono state illustrate dettagliatamente le gravi criticità strutturali del reparto circondariale del carcere di Perugia. “Criticità – conclude il Sappe – che debbono trovare urgente soluzione dopo la tragedia”. Secondo il sindacato Autonomo polizia penitenziaria, presso la Terza Sezione del carcere di Capanne ci sono “importanti infiltrazioni di acqua piovana sui soffitti, le mura di molte Sezioni risultano sporche e in alcune zone sono ancora presenti residui di escrementi umani, lanciati dai detenuti nel tentativo di colpire il personale”. Per l’avvocato Giuseppe Caforio, Garante per i detenuti dell’Umbria, “l’accaduto era stato preannunciato in più occasioni ma potrebbe essere l’inizio di una escalation se non si interviene immediatamente”. Lo ha dichiarato all’Ansa ricordando che le carceri umbre “in questo momento hanno raggiunto un livello di sovraffollamento mai avuto nella storia”. Terni a fronte di una capienza di 422 ha superato i 500 detenuti ma anche le altre carceri hanno un sovraffollamento superiore al 30% della capienza massima. Dopo la morte del detenuto a Perugia, il Garante ha avuto colloqui immediati con la presidente della Regione, Stefania Proietti, e la sindaca di Perugia Vittoria Ferdinandi.

