Imprese che innovano nel digitale, l’Umbria sotto la media italiana: serve un salto di qualità

In tema di imprese che innovano nel digitale, l’Umbria è sotto la media Italiana del 5,8%, ma il vero gap è il -9,7% sull’intensità degli investimenti tra tecnologia, organizzazione e modelli di business. Nel 2025 l’Umbria recupera terreno dopo la frenata del 2024, ma resta sotto la media nazionale. E soprattutto paga un ritardo più profondo, quello nella qualità degli investimenti digitali. Non è solo una questione di quante imprese investono, ma di quanto l’innovazione entri davvero nell’impresa, collegando tecnologie, organizzazione e modelli di business. E’ questo il punto centrale che emerge dai dati del Sistema informativo Excelsior, curato da Unioncamere e ministero del Lavoro. Le cifre sono state poi organizzate e analizzate dalla Camera di Commercio dell’Umbria. Il primo dato, spiega l’ente camerale umbro, riguarda la diffusione degli investimenti digitali. Su 77.777 imprese umbre attive nel 2025, cioè effettivamente operanti e non soltanto registrate, 52.577 hanno fatto investimenti in innovazione digitale. La quota è pari al 67,6%. La media italiana è al 71,8%. Il divario a sfavore dell’Umbria è quindi del 5,8%. Il secondo aspetto è l’intensità degli investimenti: quante voci dell’innovazione digitale vengono attivate dentro l’azienda e quanto questi interventi dialogano tra loro. Perché la trasformazione digitale, per essere efficace, non coincide con il solo acquisto di tecnologie. Richiede l’interazione tra tre ambiti: tecnologico, organizzativo e modelli di business. Su questo terreno il ritardo umbro si allarga: il gap rispetto alla media nazionale sale al 9,7%. Il problema non è solo la base delle imprese che investono, ma la tendenza a concentrare gli interventi su meno fronti, con una minore integrazione tra strumenti, processi interni e lettura del mercato. L’indicatore di intensità è costruito prendendo in considerazione 13 voci complessive: cinque dell’ambito tecnologico, quattro dell’ambito organizzativo e tre dei modelli di business. Avendo a disposizione le percentuali delle imprese che hanno innovato in ciascuna voce,  è stato possibile sommare tali percentuali e confrontare i risultati di Italia, Umbria e delle province di Perugia e Terni. In nessuna delle voci dei tre ambiti in cui si sostanzia l’innovazione digitale l’Umbria supera il dato italiano. Nell’ambito tecnologico, la voce “Realtà aumentata e virtuale a supporto dei processi produttivi” coinvolge il 15% delle imprese umbre che hanno investito nel digitale, contro il 21% della media italiana. Nell’ambito organizzativo, l’adozione di strumenti di lavoro agile si ferma al 22% in Umbria contro il 27% nazionale. Nei modelli di business, il divario più ampio è nella voce “Utilizzo dei Big data per analizzare i mercati”: 17% in Umbria contro 20% in Italia. Lo sguardo al triennio 2023-2025 aiuta a leggere la traiettoria con maggiore precisione. L’Umbria migliora: la quota di imprese attive che investono nel digitale passa dal 66% del 2023 al 67,6% del 2025. Ma l’Italia cresce di più: dal 66,2% al 71,8%. Nel 2024 l’Umbria aveva subito una caduta marcata: la quota delle imprese attive che investono nel digitale era scesa al 61,7%, dal 66% del 2023. In Italia invece non si era registrata una contrazione analoga, ma solo un rallentamento della crescita. Il 2025 è quindi un anno di recupero, non ancora di riallineamento. Quanto al confronto interno, Perugia registra il 67,9% di imprese attive coinvolte nell’innovazione digitale, Terni il 66,7%: una distanza modesta. Terni, però, mostra un lieve vantaggio sull’intensità degli investimenti digitali, cioè sul numero di voci attive nei tre ambiti, con un + 0,5% rispetto a Perugia. Terni è l’unica provincia umbra che, in almeno una delle 13 voci considerate, raggiunge la media nazionale: accade nella “Sicurezza informatica”, dove la quota delle imprese che hanno investito nel 2025 in questa voce è pari al 39%, lo stesso dato dell’Italia. In tutte le altre voci, sia Perugia sia Terni restano sotto la media nazionale. Per Giorgio Mencaroni, presidente della Camera di Commercio dell’Umbria, la nostra Regione “non è ferma, ma deve fare un salto di qualità”.