La produttività dell’Umbria tra luci e ombre: cresce di più ma il divario resta ampio

Il ritardo dell’Umbria rispetto al resto d’Italia sul valore che riesce a creare, in media, ogni addetto di un’impresa, si è ridotto progressivamente, ma resta il 16,2 sotto la media nazionale. E’ il dato che emerge da un’analisi sulla produttività del lavoro delle società di capitali umbre condotta dalla Camera di commercio. Nell’ultimo esercizio per il quale il quadro dei bilanci acquisiti è completo (2025, relativi all’anno d’imposta 2024) il valore aggiunto per addetto è stato di 58.677 euro. In Italia è arrivato a 70.052 e la distanza è quindi del 16,2%. La Toscana, solo per fare un esempio, è a 67.621 euro per addetto, il 3,5% sotto la media italiana. All’interno della Regione il divario si apre ulteriormente: Perugia raggiunge 60.473 euro per addetto, il 13,7% sotto l’Italia; Terni si ferma a 52.166 euro, con uno scarto del 25,5%. Fra le due province ci sono oltre 8.300 euro di valore aggiunto per addetto. In economia la produttività del lavoro mette in rapporto il valore aggiunto con la quantità di lavoro impiegata; l’Istat utilizza le ore lavorative. I bilanci societari non offrono però un dato omogeneo sulle ore, perciò qui si usa il valore aggiunto per addetto. Non è una pagella del lavoratore, né misura quanto una persona “si impegna”: indica quanto valore economico viene generato mediamente per ogni addetto dentro un determinato sistema di imprese. Dal 2019 il ritardo umbro si è ridotto, ma lentamente. Fatta 100 l’Italia, l’Umbria era a 81,7 nel 2019 ed è salita a 83,8 nel 2024. Nel mezzo il distacco si era allargato: 78,3 nel 2021 e 78,9 nel 2022. Il recupero degli ultimi due esercizi  ha riportato la regione sopra il livello relativo pre-pandemia, senza però avvicinarla alla Toscana. Il secondo dato da affiancare alla produttività è il costo del lavoro per addetto. Nel 2024 è stato di 35.151 euro in Umbria e di 40.280 euro in Italia: il 12,7% in meno. Dunque nell’economia societaria umbra sono inferiori alla media nazionale sia il valore prodotto per addetto sia il costo sostenuto per il lavoro. Il rapporto fra le due grandezze va letto con cautela. Non si può dire che il lavoro costi meno perché la produttività è più bassa, né che la minore produttività dipenda dal costo del lavoro. Le analisi Ocse mostrano però che la produttività e retribuzioni tendono a muoversi insieme: le imprese più produttive hanno in genere maggiore capacità di sostenere salari e costi del lavoro più elevati. Settori, competenze, tecnologia, organizzazione e dimensione possono però modificare questa relazione. Secondo la Camera di commercio il punto, per l’Umbria, non è quindi immaginare un’ulteriore compressione del costo del lavoro. I numeri raccontano piuttosto un sistema nel quale il valore generato per addetto è più basso del 16,2% e il costo del lavoro per addetto del 12,7%. Ogni 100 euro di valore aggiunto, il costo del personale ne assorbe 59,9 in Umbria contro 57,5 in Italia. A Perugia il rapporto è del 58,9%; a Terni sale al 64,3%. La differenza ternana nasce soprattutto dal valore prodotto: il costo per addetto è più basso del 16,8% rispetto all’Italia, ma la produttività lo è del 25,5%. La media regionale nasconde economie molto diverse. La manifattura è il comparto che regge meglio: 80.717 euro di valore aggiunto per addetto, il 7,7% in meno dell’Italia. Il costo del lavoro per addetto è più basso del 10,6% e il suo peso sul valore aggiunto si ferma al 56,2% sotto il 58,1% nazionale. Anche il commercio mostra un equilibrio relativamente favorevole: produttività -12,9%, costo per addetto -14,2%. Il quadro cambia nell’edilizia, dove la produttività è inferiore del 16,7% alla media nazionale mentre il costo per addetto è più basso dell’8,5%. La distanza cresce nell’alloggio e ristorazione: il valore aggiunto per addetto dell’Umbria è inferiore del 27,3% e il costo del lavoro del 15,9%; il personale assorbe il 77,4% del valore aggiunto contro il 66,9% nazionale. In agricoltura la produttività è appena il 6,8% sotto la media nazionale, ma il costo per addetto risulta superiore del 7,2%. Nel suo insieme, il sistema delle società di capitali umbre mostra una competitività diseguale. La manifattura conserva una capacità di generare valore relativamente vicina ai benchmark nazionali; commercio e agricoltura presentano distanze più contenute; servizi, ospitalità ed edilizia pesano maggiormente sui ritardi. Il costo del lavoro più basso non può essere considerato, da solo, un vantaggio competitivo e non è questa la direzione suggerita dai dati: il nodo è la capacità di aumentare il valore creato per addetto, facendo leva su investimenti, tecnologie, competenze, organizzazione e dimensione d’impresa.