Procura Generale di Perugia, niente più indicazioni sulla nazionalità dell’indagato: le critiche della Lega

Niente più indicazioni sulle origini dell’indagato nei comunicati dei magistrati dell’Umbria. Una norma varata dal Procuratore Generale Sergio Sottani prevede infatti che “è fatto divieto di indicare nazionalità, salvo che ciò risulti strettamente indispensabile per specifiche e motivate ragioni di interesse pubblico”. L’indicazione è nel “Decalogo per la comunicazione istituzionale degli uffici requirenti del distretto”. La decisione della Procura Generale è stata criticata dal segretario della Lega Umbria, il deputato Riccardo Augusto Marchetti, il quale ha annunciato una interrogazione al Governo. A suo avviso la scelta “rappresenta un grave errore”. Sottani ha disposto che “in caso di arresti o sequestri, in attesa di eventuale convalida del giudice, l’informazione deve essere estremamente sobria; limitata alla mera indicazione dell’avvenuto arresto o sequestro; accompagnata dalla precisione del carattere provvisorio della stessa, al fine di evitare qualsiasi condizionamento della decisione del giudice competente”. Per il procuratore Generale di Perugia, poi, nel rapporto con i media “devono essere garantiti parità di accesso alle informazioni, assenza di canali privilegiati; equilibrio e misura nelle dichiarazioni”. Pur nel pieno rispetto dell’autonomia della magistratura, ha detto l’onorevole Marchetti “riteniamo che una scelta di questo tipo riduca il livello di trasparenza dell’informazione istituzionale su un tema delicato come quello della sicurezza”. La presunzione di innocenza è un principio costituzionale, ha aggiunto il segretario regionale dell’Umbria della Lega, “ma qui non si parla di colpevolezza. Si parla del diritto dei cittadini a ricevere un’informazione completa. La nazionalità è un dato oggettivo e ometterla sistematicamente dai comunicati istituzionali non cambia la realtà: riduce semplicemente il livello di trasparenza con cui quella realtà viene raccontata”.