Sanità e lavoro in Umbria, Cgil, Cisl e Uil alla Regione: “E’ ora di muoversi”. Troppe incertezze
Cgil, Cisl e Uil dell’Umbria chiedono alla Regione di “accelerare” su sanità e lavoro. L’appello congiunto, con in primo piano il tema del nuovo Piano sanitario, è partito da una conferenza stampa dei segretari Rita Paggio (Cgil), Angelo Manzotti (Cisl) e Maurizio Molinari (Uil). “Sul nuovo Piano sanitario, che è la sfida per l’Umbria, è necessario si facciano passi significativi” ha detto Paggio. Per la Cgil serve “tanta medicina del territorio”. Cruciale, ha aggiunto, sarà il ruolo delle Case di comunità: “La loro apertura non sia solo momento di inaugurazione, vanno riempite, ci vuole personale”. Per Manzotti “le case e gli ospedali di comunità devono dare risposte a chi ha bisogno di assistenza continua”. La Cisl Umbria, nel merito della riorganizzazione, spiega: “La nostra posizione è due Asl, ma serve anche “una forte sinergia con l’Università e riportare in Umbria le scuole di specializzazione per attrarre specialisti e ridurre la sanità passiva”. Per il Piano sanitario l’auspicio è che “entro l’autunno, anche prima, venga alla luce”. I tempi sono più stretti per il segretario della Uil Molinari, che sempre in tema di sanità attacca dicendo che “è ora di muoversi” avviando “subito un tavolo di confronto”. Molinari ha sottolineato che in sanità “abbiamo problemi seri con i dipendenti che ad oggi non sanno se vanno in ferie, manca la metà degli Oss negli ospedali, mancano infermieri e medici, non riusciamo a organizzare turni di lavoro nei reparti”. Il lavoro è l’altro fronte su cui i sindacati incalzano la Regione. “L’Umbria ha una condizione certificata da tutti i dati possibili: sta perdendo competitività soprattutto nel manifatturiero”, spiega la Cgil, secondo cui strumenti come “Zes e fondi comunitari vanno orientati”. La Cisl ha toccato il tema delle difficoltà delle piccole e medie imprese “per transizione energetica e accesso al credito”. La Uil, che chiede alla Regione “di fare le cose sul serio”, spiega che “abbiamo stipendi da fame e l’Irpef più alta d’Italia”. C’è dunque incertezza “sul futuro della regione”. I sindacati si dicono pronti alla contrattazione “se ce ne saranno le condizioni”, altrimenti “prenderemo le iniziative sindacali che sarà necessario prendere”.

