Sisma in Myanmar: il racconto della perugina Francesca Gargaglia che vive e lavora a Bangkok

La tragedia ha sorpreso tutti all’improvviso. Anche Bangkok, distante oltre mille chilometri, è stata investita con forza dai movimenti tellurici che hanno devastato Myanmar. Scosse di potenza 316 volte più di Amatrice e di 8 volte la magnitudo maggiore mai registrata in Italia (a Messina nel 1908). Una tragedia vissuta e sfiorata anche dalla perugina Francesca Gargaglia che vive a Bangkok. Il palazzo dove vive la giovane di Perugia ha ondeggiato in maniera impressionante, quadri e specchi sono caduti in pochi secondi. Francesca Gargaglia  è Ceo di un’azienda di software che realizza moduli social per applicazioni e siti internet. La sede è a Londra ma l’hub per lo sviluppo dei sistemi è a Bangkok dove vive e si è recentemente sposata dopo aver conosciuto suo marito, francese. Malgrado la paura non pensa minimamente di lasciare il Paese: “Amo follemente questa città” ha detto all’Ansa. Il sisma si è verificato intorno alle 12,30 di venerdì, ora locale. “E’ stata una scossa forte e lunga” racconta Francesca che in quel momento era in casa. “Il nostro palazzo, come quelli vicini, sono moderni – aggiunge – e hanno ondeggiato molto. Tanto che l’acqua delle piscine sui tetti è finita nelle strade. Siamo stati subito evacuati dalle abitazioni. Siamo rimasti prima nella via sottostante e poi le autorità locali ci hanno invitato ad andare nei parchi, a stare all’aperto perché temevano altre scosse”. Francesca racconta che la città si è subito bloccata perché a Bangkok “sono molto ligi e rispettano tutti le regole e nessuno trasgredisce”. Chiusi i negozi e fermi i trasporti pubblici, i taxi e gli aerei. “Mio marito – prosegue Francesca – che lavora dall’altra parte della città ha dovuto camminare due ore per raggiungermi. Poi intorno alle 18 è stato dato il cessato allarme e la vita è magicamente ripresa”. Nel frattempo il building manager del palazzo dove vive la giovane perugina ha eseguito le verifiche per accertare eventuali danni e una volta stabilito che non c’erano ha dato il via libera al rientro. ” Molti nostri amici hanno dormito negli hotel e io stessa avrei fatto la stessa cosa se non mi avesse convinto mio marito” confessa sorridendo Francesca. Che nonostante la comprensibile paura ha trascorso una notte tranquilla. Nei piccoli centri del Myanmar la situazione è peggiore. E’ ancora presto per fare un bilancio delle vittime, che sono comunque molte. Molti temono che la conta dei morti potrà essere di qualche migliaia.