Giovane suicida in carcere in Umbria, è il terzo del 2026
E’ il terzo caso in Umbria nel 2026. Un detenuto in attesa di giudizio si è suicidato nel carcere di Spoleto. È quanto ha comunicato il garante dei detenuti dell’Umbria, l’avvocato Giuseppe Caforio, “con tristezza e rammarico”. “Si tratta di un detenuto che non aveva dato segnali di problemi psichiatrici”.
“Questo ennesimo fatto doloroso – sostiene Caforio – segna ancora una volta la comunità carceraria umbra la quale da tempo invoca soluzioni ai cronici problemi sia del sovraffollamento che della carenza di personale unito all’esigenza di una assistenza dei trattamenti sociosanitari più puntuale e adeguata. Sono stati iscritti fiumi di parole ma ad oggi la realtà lascia allibiti perché la falcidia dei suicidi e di atti di autolesionismo prosegue inesorabile di fronte alla mancanza di risposte concrete. Ancora una volta si deve ringraziare il personale della polizia penitenziaria e delle direzioni carcerarie che con grande umanità cercano di far fronte alle deficienze strutturali del nostro sistema carcerario. Ma tutto ciò non basta e non può essere rimesso alla buona volontà di pochi. L’auspicio è che il Parlamento prenda in seria considerazione questa situazione proponendo soluzioni forti e coraggiose”.
PROIETTI E BARCAIOLI – “Siamo profondamente addolorati per la morte del giovane detenuto avvenuta oggi nella Casa di Reclusione di Spoleto. Aveva quarantacinque anni ed era in attesa di giudizio. Quando una persona decide di togliersi la vita resta sempre una ferita difficile da accettare, ancora di più quando tutto accade nel silenzio e non si riesce a cogliere fino in fondo il dolore che qualcuno si porta dentro”. Così la presidente della Regione Umbria Stefania Proietti e l’assessore regionale al Welfare Fabio Barcaioli esprimono il loro cordoglio per quanto avvenuto nella giornata di oggi.
“Alla famiglia, ai suoi cari e a quanti gli sono stati vicini va il nostro pensiero. Di fronte a tragedie come questa non possiamo distogliere lo sguardo da ciò che accade dentro luoghi che troppo spesso restano lontani dagli occhi e dalle coscienze. Ogni vita che si spegne in questo modo lascia domande, dolore e un senso di sconfitta che riguarda tutte e tutti” concludono Proietti e Barcaioli.

