Ospedale Spoleto, manifestazione pacifica contro chiusura pronto soccorso. Grande partecipazione.

Spoleto – Una manifestazione ordinata e pacifica, nel pieno rispetto delle normative anticovid. E’ quella che si è svolta questa mattina (sabato) a Spoleto. Sono state centinaia le persone che hanno creato una sorta di “catena” umana intorno all’ospedale San Matteo degli Infermi per chiedere la riapertura del pronto soccorso, chiuso da ieri mattina in seguito all’ordinanza emanata dalla Regione Umbria che prevede la riconversione del nosocomio in struttura Covid con 70 posti letto. Resteranno attivi solo i servizi di oncologia, radioterapia e dialisi.

Intanto le associazioni del City Forum, Confcommercio e Confartigianato lo hanno parlato ieri con il Prefetto di Perugia Armando Grandone riferendogli lo stato d’animo della città, l’intenzione di non stare fermi davanti ad una decisione del genere ed annunciato che martedì prossimo si ritroveranno davanti a Palazzo Cesaroni per protestare.

Sono scesi in campo anche la cooperativa sociale Il Cerchio e Legacoopsociali denunciano che sono a rischio 50 posti di lavoro. Con l’ordinanza, infatti, sarà smantellata anche la Rsa (Residenza Sanitaria Protetta) di Spoleto e i suoi ospiti inviati a casa o in altre strutture, al di fuori del loro territorio d’origine.

Chiusura ospedale Spoleto, Il Cerchio e Legacoopsociali: a rischio 50 posti di lavoro“Abbiamo rivolto il nostro appello alla Presidente Tesei – afferma Serenella Banconi presidente della cooperativa sociale Il Cerchio – affinché si occupi di queste posizioni lavorative la cui situazione, in caso di perdita dell’impiego, andrà ad incidere inevitabilmente sulle famiglie e sul tessuto sociale del nostro territorio. Riguardo la RSA, che ricordiamo essere un servizio territoriale, come cooperativa ci siamo già detti disponibili e pronti a collaborare a un rientro immediato di tale servizio nella sede di Terraia, accanto alla Residenza Protetta già gestita dalla Usl, dove peraltro la stessa RSA ha avuto la sua sede fino al 2013”.
La RSA è un servizio a titolarità pubblica (Usl – Distretto n.2 dell’Umbria), che presenta una forte impronta sanitaria pur non essendo a tutti gli effetti un servizio sanitario. La RSA ospita, per un periodo variabile tra le poche settimane e alcuni mesi, persone non autosufficienti che non possono essere assistite in casa, e che necessitano di un’articolata assistenza sanitaria finalizzata, ove possibile, al recupero funzionale e all’inserimento sociale.
A fronte dell’ordinanza della Presidente Tesei, volta a tutelare la salute e la sicurezza di tutti gli umbri, le 12 figure professionali che operano nella RSA di Spoleto stanno per perdere il loro posto di lavoro. Insieme a loro, anche i 24 operatori ospedalieri e 12 addetti al triage, per un totale di circa 50 soci della cooperativa.
Sull’argomento è intervenuta anche Legacoop che chiede la difesa dei lavoratori e dei servizi sanitari territoriali ed offre la massima collaborazione alla Regione Umbria, al Comune di Spoleto ed alla Usl per trovare una soluzione condivisa a questa situazione emergenziale.
“La gestione dell’emergenza sanitaria provocata dalla pandemia è sicuramente difficile – afferma Andrea Bernardoni di Legacoopsociali Umbria – tuttavia crediamo che pur nell’emergenza si debba cercare di difendere i servizi sanitari presenti nel territorio di Spoleto ed i numerosi lavoratori del privato sociale coinvolti nella gestione dei servizi sanitari di Spoleto. In queste ore la cooperazione sociale si è attivata per trovare delle soluzioni in grado di liberare la struttura ospedaliera mantenendo però i servizi a Spoleto, il trasferimento della RSA nella struttura di Terraia va in questa direzione. Offriamo la massima disponibilità alle istituzioni regionali e comunali ed alla Usl siamo pronti a collaborare per trovare soluzioni in grado di difendere i servizi sanitari territoriali della città e gli oltre 50 lavoratori impegnati in queste attività”.
Dal 2013 ha sede nell’ospedale, ma non è obbligatorio che sia inserita in una struttura sanitaria ed infatti sino a quel momento l’RSA era ospitata nella struttura di Terraia.
“Diversamente – conclude Serenella Banconi – ci chiediamo che fine faranno i nostri anziani e, di conseguenza, quale sarà il destino dei nostri soci-lavoratori. Un provvedimento istituzionale volto alla tutela della collettività non può gettare nel disagio sociale 50 famiglie del territorio, soprattutto quando vi sono alternative possibili”.